Confucio: differenze tra le versioni

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{{Nota disambigua|l'omonimo film del 2010|Confucio (film)}}
{{avvisounicode}}
{{Nota disambigua||Confucius (disambigua)|Confucius}}
[[Immagine:Konfuzius.jpg|thumb|right|100px|Statua in bronzo di Confucio]]
{{NN|filosofi|ottobre 2013|la biografia va rivista alla luce di fonti autorevoli}}
:''"Niente è più visibile di ciò che è nascosto" - (Confucio)
{{Bio
|Nome = Confucio
|Cognome =
|PreData = {{cinese|孔夫子|p=''Kǒng Fūzǐ''|w=''K'ung-fu-tzu''|l=maestro Kong}}
|Sesso = M
|LuogoNascita = Lu
|LuogoNascitaLink = Lu (stato)
|GiornoMeseNascita = 28 settembre
|AnnoNascita = 551 a.C.
|NoteNascita = <ref>{{cita libro |cognome=Vogelsang |nome=Kai |titolo=Cina. Una storia millenaria |data=2012 |capitolo=4 |pp=51-52}}</ref>
|LuogoMorte = Lu
|LuogoMorteLink = Lu (stato)
|GiornoMeseMorte = 11 aprile
|AnnoMorte = 479 a.C.
|Epoca = -500
|Epoca2 = -400
|Attività = filosofo
|Nazionalità = cinese
|Immagine = Half Portraits of the Great Sage and Virtuous Men of Old - Confucius.jpg
|Didascalia = Ritratto di Confucio eseguito nel periodo della dinastia Yuan (1279-1368)
}}
 
Fu il promotore di un pensiero originale, inedito nel panorama culturale cinese del [[VI secolo a.C.|VI]]-[[V secolo a.C.]]: il suo insegnamento può essere sintetizzato come "il tentativo di elaborare una concezione [[etica]] dell'uomo nella sua integralità e universalità"<ref name=AnneCheng1>{{cita libro | Anne| Cheng| Storia del pensiero cinese| 2001 | Einaudi| Torino| p= 44| volume = 1}}</ref>, vale a dire che Confucio tentò di fornire una serie di indicazioni relativamente a quale sia il modo migliore in cui l'uomo può condurre la sua esistenza, tenendo conto di tutti gli aspetti più importanti della natura umana. Ciò comportò non soltanto l'individuazione e la ridefinizione del significato di che cosa possa significare di preciso "essere umani", ma anche la proposta da parte di Confucio di un nuovo modello per la realizzazione di sé, giudicato compatibile con l'edificazione di una comunità umana prospera e armoniosa.
'''Confucio''' ('''Kongzi''' 孔子, [[551 AC]] - [[479 AC]]) fu un pensatore e [[Filosofia|filosofo]] cinese che diede origine ad una tradizione filosofica e culturale, il [[Confucianesimo]]. I suoi insegnamenti hanno influenzato profondamente l'[[Asia orientale]] per secoli.
 
L'insegnamento di Confucio si è rivelato determinante per lo sviluppo del pensiero cinese: è lecito affermare che dopo la sua morte nessuna delle scuole di pensiero, delle correnti filosofiche e dei pensatori che si susseguirono in Cina poté prescindere dal confrontarsi con quella che si presenta come una vera e propria "figura fondatrice".<ref name=AnneCheng1 />
Visse in [[Cina]] in un periodo d'[[anarchia]] e [[corruzione]], di guerre tra stati [[feudalesimo|feudali]], il [[Periodo di Primavera e Autunno]], in cui era forte il bisogno del pensiero illuminato di un saggio.
 
Finché fu in vita Confucio poté contare su una discreta cerchia di discepoli, ma fu in particolare dopo la sua morte che i suoi insegnamenti attrassero una lunga serie di pensatori, letterati, studiosi, i quali approfondirono e rielaborarono i temi del suo insegnamento, dando vita a un movimento di pensiero che la [[storiografia]] cinese etichettò a posteriori come [[confucianesimo]]<ref>All'origine dell'utilizzo di tale termine vi è il termine ''Rújiā'' 儒家 ("scuola dei letterati") termine sotto il quale sono stati raccolti tutti i pensatori dell'epoca degli stati combattenti che nelle loro discussioni e affermazioni si richiamavano esplicitamente ai contenuti dell'insegnamento di Confucio.</ref>, una delle principali scuole filosofiche cinesi, assieme al [[legismo]], al [[taoismo]], al [[moismo]] e al [[Buddhismo Chán]].
Egli era convinto della propria abilità nel restaurare l'ordine del mondo, ma fallì. Dopo aver molto viaggiato per la Cina per promuovere le sue idee tra i governanti, alla fine si impegnò ad insegnare ai propri [[discepoli di Confucio|discepoli]].
 
L'insegnamento di Confucio ha avuto un grandissimo impatto sullo sviluppo della cultura, della storia e degli stili di vita di quei paesi asiatici in cui si diffuse, a partire dalla [[Cina]] per proseguire con la [[Corea]], il [[Giappone]] e il [[Vietnam]].
L'essenza del suo insegnamento è la buona condotta di vita e il [[buon governo]] dello stato, attraverso la pratica delle virtù principali (carità, giustizia, amor filiale, rispetto della gerarchia), l'osservanza dei riti della tradizione, lo studio. Il miglioramento del singolo individuo condurrà al recupero dell'ordine sociale, per la forza dell'esempio e dell'azione virtuosa.
 
Il principale testo di riferimento per avvicinarsi al pensiero di Confucio sono i ''[[Dialoghi (Confucio)|Dialoghi]]'' (''Lúnyǔ'' 論語), una raccolta di [[Aforisma|aforismi]] e frammenti attribuiti al Maestro che in realtà è il frutto della selezione operata dai suoi discepoli delle generazioni successive.<ref name=brooks>La versione divenuta "canonica" secondo gli studi più recenti risale al massimo al [[III secolo a.C.]], sebbene fino al [[I secolo a.C.]] circolassero ancora edizioni diverse. (cfr. A.T. Brooks, ''The Original Analects: Sayings of Confucius and His Successors'', New York, 1998).</ref>
Non diversamente dai grandi maestri [[taoismo|taoisti]], Confucio guardava al passato come ad un'età dell'oro, e dal presente veniva respinto al punto di dover riconoscere che solo il Cielo lo comprendeva. La tentazione per il non agire e per l'eremitaggio fu costante e ripetuta, ma, a differenza dei taoisti, gli si presentò come il cedere alla disperazione.
Confucio si ostinava a voler intervenire nella politica, fino alla contraddizione con se stesso ed al ridicolo.
 
Il pensiero confuciano fu introdotto in [[Europa]] nel [[XVII secolo]] ad opera dei [[gesuiti]] che nel corso delle prime [[Missione gesuita in Cina|missioni in Cina]] si impegnarono nello studio della lingua cinese e nella traduzione di alcune opere della letteratura cinese classica. Al loro lavoro si deve la prima latinizzazione del nome cinese in '''Confucius'''. [[Prospero Intorcetta]], gesuita italiano trasferitosi in Cina nel 1659, fu tra i primi europei a tradurre l'opera di Confucio in latino e dopo appena tre anni pubblicò i suoi appunti relativi allo studio dei [[Quattro Libri (confucianesimo)|Quattro libri]].
Tra i suoi più grandi scritti, il [[Lunyu]] (論語) che è l'opera che più da vicino può darci un'immagine di Confucio e un'eco delle sue parole, e non solo quella predicazione dei letterati dell'epoca.
 
== Nomi ==
I valori propugnati da Confucio guadagnarono preminenza in Cina dopo essere stati scelti fra altre dottrine come il [[Legalismo]] o il [[Taoismo]] durante la [[Dinastia Han]]. Usati sin d'allora come ortodossia imperiale, i pensieri di Confucio si sono sviluppati in un vasto e completo sistema filosofico noto in Occidente come [[Confucianesimo]].
* Confucio alla nascita si chiamava 孔丘 ({{cinese|p=Kǒng Qiū}}). 孔 è un [[Onomastica cinese#Cognomi|nome di famiglia]] (l'equivalente del nostro [[cognome]]) piuttosto comune in Cina. Il suo [[Nome cinese di cortesia|nome di cortesia]] era 孔仲尼 ({{cinese|p=Kǒng Zhòng Ní}}).
* In Cina è noto come 孔夫子 ({{cinese|p=Kǒng Fūzǐ}}, Wade Giles: K'ung fu-tzu) e 孔子 ({{cinese|p=Kǒngzǐ}}, [[Wade-Giles]]: K'ung-tzu), alla lettera ''maestro Kong''. I due suffissi che seguono il nome di famiglia sono un termine onorifico che si può infatti tradurre con "maestro", in segno di riverenza e rispetto.
* Il termine latino '''Confucius''' è la forma latinizzata di ''Kong Fuzi'', pronuncia approssimativa dei caratteri 孔夫子 utilizzata all'epoca delle prime [[Missione gesuita in Cina|missioni gesuite in Cina]]. Il primo utilizzo documentato di questo termine latino risale al 1687, anno in cui vengono date alle stampe le traduzioni latine di alcuni classici della tradizione confuciana<ref>I. Jensen, ''The Invention of "Confucius" and His Chinese Other, "Kong Fuzi"'', in ''Positions East Asian Cultures Critique'', I (1993), n.2, pp. 427-432.</ref>. Da allora questa forma latina si impose nei paesi occidentali, finendo per diventare di uso comune ancora oggi.
* I [[Nome postumo|nomi postumi]] più famosi attribuiti a Confucio nel corso della storia cinese sono:
** 褒成宣尼公 ({{cinese|p=Bāochéng Xūan Ní gōng}}), il primo nome postumo [I secolo d.C.);<ref>Xinzhong Yao (ed.), ''RoutledgeCurzon Encyclopedia of Confucianism'', New York, Routledge, 2003, voce "Baocheng Xuan Ni Gong" di Thomas A. Wilson, p. 26.</ref>
** 至聖先師 ({{zh-s|至圣先师}}, {{cinese|p=Zhìshèng xiānshī}}), oppure separatamente 至聖 ({{zh-s|至圣}}, {{cinese|p=Zhìshèng}}) e 先師 ({{zh-s|先师}}, {{cinese|p=Xiānshī}});
** 萬世師表 ({{zh-s|万世师表}}, {{cinese|p=Wànshì shībiǎo}}).
 
== Biografia ==
Le "[[Citazioni di Confucio|Citazioni]]" sono una breve raccolta postuma delle sue discussioni con i discepoli. Contengono una sinossi dei suoi insegnamenti.
[[File:Konfuzius.jpg|thumb|left|upright=0.7|Statua in bronzo di Confucio]]
Confucio visse in [[Cina]] nell'ultima parte del [[Periodo delle primavere e degli autunni]] ([[781 a.C.]]-[[477 a.C.]]), un'epoca di [[anarchia]], d'instabilità [[politica]] e di diffusa [[corruzione]], dominata dalle [[Guerra|guerre]] tra [[Stato|stati]] [[Feudalesimo|feudali]], che, senza soluzione di continuità, si trascinerà nell'epoca successiva, il [[Periodo dei regni combattenti]] (453 a.C.-221 a.C.), che culminerà con l'unificazione della [[Cina]] sotto un unico sovrano.
 
Secondo la tradizione, Confucio nacque nello [[Lu (stato)|Stato di Lu]] (ora parte dell'odierna provincia di [[Shandong]]) il 28 settembre del [[551 a.C.]], durante il [[Periodo delle primavere e degli autunni]]. In quest'epoca si situa anche l'inizio del movimento filosofico delle [[Cento scuole di pensiero]].
==Cenni biografici==
 
Sempre secondo la biografia tradizionale, riportata da [[Sima Qian]] nelle sue ''[[Memorie di uno storico]]'', il padre di Confucio, Shuliang He, apparteneva ad una famiglia nobile impoverita discendente dalla [[dinastia Shang]] e aveva sposato a sessantacinque anni, in seconde nozze, una fanciulla di quindici anni, Yan Zhengzai. Un matrimonio del genere, secondo le consuetudini dell'epoca, era da considerarsi un'unione illecita (''yěhé'' 野合). Secondo alcune leggende tardive, la nascita di Confucio fu accompagnata da eventi straordinari (il neonato fu visitato da dragoni ed esseri divini e si sentì una musica celestiale<ref>{{cita web|url=http://www.confucius-1.com/|titolo=Confucius |lingua= |data= |accesso= }}</ref>), ma tali leggende sono respinte dai confuciani ortodossi, di tendenze razionaliste<ref>A.A.V.V., ''Testi confuciani'', UTET, 2013.</ref>. Confucio perse il padre all'età di tre anni, e fu allevato dalla madre, che riuscì ad assicurargli un'istruzione anche se la famiglia viveva in povertà.
Secondo l'opinione tradizionale, Confucio nacque nel [[551 AC]] (durante il [[Periodo della Primavera e dell'Autunno]], al principio del movimento filosofico delle [[Cento scuole di pensiero]]) nella città di [[Qufu]] nello Stato cinese di [[Lu]] (ora parte dell'odierna [[Provincia di Shandong]] e culturalmente e geograficamente vicino alla residenza reale di [[Zhou]]. Nacque in una famiglia anticamente nobile, che era recentemente fuggita dallo [[Stato di Song]]. Alla sua nascita, suo padre aveva settant'anni sua madre appena quindici. Perse il padre all'età di tre anni, e venne allevato nella povertà dalla madre. La sua ascesa sociale si lega alla classe emergente ''Shì'' (&#22763;), a metà tra la vecchia [[nobiltà]] e la gente comune, la quale successivamente sarebbe divenuta la preminente classe di letterati, a causa delle doti culturali ed intellettuali che ne costituivano il comune patrimonio.
 
Non ci sono notizie certe sulla vita di Confucio. La sua ascesa sociale lo pone nell'ambito della classe emergente ''Shì'' (士), a metà tra la vecchia [[nobiltà]] e la gente comune, alla quale, come Confucio, appartenevano uomini di talento ma di origini modeste che cercavano di raggiungere una posizione elevata grazie alle proprie doti intellettuali. Egli stesso, riferiscono i ''Dialoghi'', vantava le sue umili origini che lo avrebbero spinto a sviluppare le sue capacità.<ref>''Lunyu'', 9:6.</ref>. Molto della vita del filosofo è pervenuto dalla raccolta postuma dei "Detti di Confucio", redatta dai suoi discepoli attorno al [[411 a.C.]]-[[404 a.C.]], seppure la datazione della compilazione è tuttora discussa. In tale opera è esposto il pensiero filosofico - morale, così come si illustrano i precetti dettati dal maestro.
Da bambino, si dice che gli piacesse porre vasi rituali sul tavolo dei sacrifici. Da giovane, fu un funzionario amministrativo di modesto livello nello Stato di Lu, ma in seguito arrivò al rango di Ministro di Giustizia. Dopo alcuni anni, dissentendo dalla politica del suo Principe, si dimise. Verso i cinquant'anni, vedendo che non vi era modo di migliorare il governo, abbandonò la carriera politica in Lu, ed iniziò un viaggio di dodici anni per la Cina, cercando la "Via" e tentando invano di persuadere dei suoi convincimenti molti governanti, e di spingerli verso la realtà. Quando ebbe circa sessant'anni, fece ritorno a casa e trascorse gli ultimi anni della sua vita insegnando ad un numero crescente di discepoli, provando a condividere con loro le sue esperienze e trasmettendo la vecchia saggezza attraverso un complesso di libri denominati i [[Cinque Classici]].
 
[[File:Confuciustombqufu.jpg|thumb|Tomba di Confucio.]]
==Insegnamenti==
Infine, vari capitoli trattano della vita privata di Confucio. Si legge che dettò i suoi pensieri ai suoi discepoli molto avanti negli anni (capitolo 7.5), che era moderato e parco (capitolo 7.16), che seguiva una vita molto appartata e modesta preferendo la campagna alla città (capitolo 7.19), che digiunava spesso e volentieri (capitolo 7.13) e mangiava procacciandosi il cibo da sé e cucinandolo di persona (capitolo 7.27), che amava insegnare non ricevendo compenso ma unicamente qualche piccola offerta in natura (capitolo 7.29), che la scuola attirava molti adepti fino a diventare elitaria (capitolo 8.9) e molto additata ad esempio di educazione (capitoli 8.13 - 8.17), ma che al contempo dava fastidio ai potenti che emarginarono il maestro e la scuola perché davano fastidio (capitolo 9.2), tanto che dovettero fuggire ed il maestro stesso rischiò la vita (capitoli 9.5 e 11.23), che furono costretti a ripiegare su umili e miseri mestieri pur di vivere (capitoli 9.6 - 9.7), che vissero per un certo periodo in esilio fuori dalla Cina (capitolo 9.14), ma anche che la scuola divenne negli ultimi tempi assai interessante per le autorità di diversi stati feudali in cui al tempo la Cina era suddivisa (capitolo 11.7) e che il maestro nell'ultima decade di vita divenne ambasciatore e rispettato uomo di corte (capitoli 10,2 - 10.4; capitoli 10.15 - 10.20), nonostante la morte del figlio Li (capitolo 11.8) e dell'allievo prediletto Yan Hui (capitoli 11.7 - 11.11) ed il tradimento dell'allievo Rau Qin (capitolo 11.17). Anche molti dei suoi allievi, vi si legge, fecero carriera sia durante la vita del maestro, che dopo la sua dipartita (capitoli 11.24 - 11.25). Secondo [[Mencio]] ([[370 a.C.]]-[[289 a.C.]]), Confucio si sarebbe occupato dell'amministrazione di negozi e di pascoli e bestiame<ref>{{cita web|url=http://nothingistic.org/library/mencius/m|titolo=The Works of Mencius |lingua= |data= |accesso= }}</ref>.
[[Image:Liji.jpg|thumb|right|Libro dei riti]]
Negli [[Lunyu|Analecta]], dove troviamo le più intime descrizioni di se stesso, Confucio si presenta come un "messaggero che nulla ha inventato" e la sua maggior enfasi può cogliersi sull'ideogramma "studio", il carattere cinese che apre il libro. Sotto questo profilo, egli è visto dai cinesi come il Grande Maestro. Lungi dal tentare la costruzione di una teoria sistematica della [[vita]] e della [[società]], volle che i suoi discepoli riflettessero profondamente su se stessi e studiassero senza tregua il mondo esterno, soprattutto attraverso le antiche [[scritture]] riguardanti avvenimenti politici del passato (come gli ''Annali'') o i sentimenti del passato della gente comune (come il [[Libro delle Odi]]).
In quei tempi di divisioni, caos e guerre senza fine tra stati feudali, voleva ristabilire il [[Mandato del Cielo]] che avrebbe potuto unificare il "mondo" (ossia, la Cina) e promuovere pace e prosperità tra la gente. Pertanto, Confucio è spesso considerato un grande fautore del [[conservatorismo]], ma, uno sguardo più ravvicinato a ciò che propone, spesso dimostra che egli usava (e forse sovvertiva) istituzioni e riti del passato per dare impulso ad un programma politico del tutto peculiare: ad esempio, voleva che i capi venissero prescelti per i loro meriti, non per le loro relazioni di parentela. Voleva capi devoti al loro popolo. E voleva che il capo raggiungesse lui stesso la [[perfezione]], in modo da diffondere le sue virtù tra la gente, piuttosto che imporre un comportamento doveroso mediante leggi e regole.
 
Probabilmente svolse compiti amministrativi per il governatore della provincia. [[Sima Qian]] riferisce che dopo i cinquant'anni Confucio divenne ministro della giustizia del duca di Lu, ma fu in seguito costretto a dimettersi ed andare in esilio. Iniziò quindi un lungo viaggio attraverso gli Stati di [[Wei (stato del Periodo delle primavere e degli autunni)|Wei]], [[Song (stato)|Song]], cercando impiego presso i governanti come consigliere.
Uno degli insegnamenti più profondi di Confucio, ed uno dei più ardui da comprendere per un occidentale, può essere stato il seguente: l'esempio è superiore ad esplicite regole di [[comportamento]]. La sua [[etica]] può essere considerata una delle più grandi [[etica dei valori|etiche dei valori]]. Questo tipo di via "indiretta" per raggiungere una meta è usata largamente nei suoi insegnamenti, in cui [[allusione|allusioni]], [[suggerimento|suggerimenti]], e perfino [[tautologia|tautologie]] sono comuni mezzi espressivi. È il motivo per cui i suoi insegnamenti debbono essere esaminati e posti nel loro contesto, perché siano fruibili da occidentali. Un buon esempio si trova nel famoso aneddoto:
 
Tornato nello Stato di Lu, trascorse gli ultimi anni dedicandosi agli studi e all'insegnamento, circondato da un numero crescente di discepoli. Morì secondo la tradizione il 14 marzo del 479 a.C.
::''Quando le stalle andarono a fuoco, ritornando da Corte, Confucio disse: "Si è ferito qualcuno?" Non chiese dei cavalli.''
:::::::Citazioni X.11, traduzione (inglese) A. Waley
 
== Insegnamenti ==
Quella che sembra una questione di minuscola importanza è stata a lungo commentata e manifesta un'altra specificità confuciana che dev'essere sottolineata. Quando si sappia che ai suoi tempi i cavalli erano forse dieci volte più costosi degli stallieri, si può comprendere come, non chiedendo dei cavalli, Confucio ponesse in risalto la sua grande priorità: gli esseri umani.
[[File:Liji.jpg|thumb|left|Libro dei riti]]
Perciò, quando si vede solo un pezzetto del più grande quadro, secondo molti antichi o recenti commentatori orientali ed occidentali, l'insegnamento di Confucio può essere considerato come una ragguardevole variante cinese dell'[[umanesimo]].
{{citazione|Colui che desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio<ref name=Sel>Citato in [[Ari Kiev]], ''Vivere meglio giorno per giorno'', ''Selezione dal Reader's Digest'', luglio 1974.</ref>.|Confucio}}
La visione di Confucio si fondava sui principi di un'[[etica]] individuale e sociale basata sul senso di rettitudine e giustizia ({{lang|zh-tw|義}}), sull'importanza dell'armonia ({{lang|zh-tw|和}}) nelle relazioni sociali, codificate secondo precise norme etiche e rituali ({{lang|zh-tw|禮}}) mutuate dalla tradizione culturale dell'antichità. L'osservanza di tali norme consente di disciplinare le relazioni umane e garantisce l'ordine sociale mediante il rispetto delle [[Gerarchia|gerarchie]] [[Famiglia|familiari]] e sociali. Grande importanza viene data ai sentimenti di [[lealtà]] ({{lang|zh-tw|信}}) ed [[empatia]] nei confronti del [[prossimo]], all'[[apprendimento]] inteso come percorso di studio, pratica e riflessione, e alla messa in pratica delle conoscenze apprese per il miglioramento di sé e della comunità umana.
 
Confucio non ha lasciato opere scritte di suo pugno. Il suo insegnamento è raccolto nei ''[[Dialoghi (Confucio)|Dialoghi]]'', una raccolta di frammenti di conversazioni, aneddoti e insegnamenti che hanno come protagonista il Maestro stesso e alcuni dei suoi primi discepoli. Questi episodi, con ogni probabilità inizialmente tramandati solo in forma orale, sono stati messi per iscritto dai discepoli delle generazioni successive, fino a prendere l'assetto definitivo e costituire il libro noto ancora oggi come ''I Dialoghi di Confucio'' (che si può far risalire con certezza perlomeno al III secolo a.C)<ref name=brooks />.
Confucio inoltre poneva un deciso accento su ciò che chiamava "riti e musica", riferendosi a quelle convenzioni sociali come a due poli capaci di bilanciare [[ordine]] ed [[armonia]]. Mentre i riti, in breve, esibiscono le gerarchie sociali, la musica unisce gli animi in un rallegramento condiviso. Aggiungeva che i riti non sono solo il modo di sistemare strumenti sacrificali, e la musica non è solo il suono del bastone sulla campana. Ambedue sono comunicazione reciproca tra l'umanità di qualcuno ed il suo contesto sociale, ambedue nutrono le relazioni sociali, come i cinque prototipi: tra padre e figlio, marito e moglie, principe e suddito, anziano e giovane, e tra amici. I doveri sono sempre equilibrati e se un suddito deve obbedire al suo signore, deve pure dire a quest'ultimo quando è in errore.
 
Il testo dei dialoghi è costellato di enunciazioni di principi morali, esempi di buona condotta, brevi aneddoti e dialoghi composti di poche battute. Confucio non proponeva un insegnamento [[sistema]]tico, ma invitava i suoi discepoli a riflettere profondamente su se stessi e sul mondo, approfondendo la conoscenza del passato da cui trarre insegnamento tramite lo studio degli antichi testi. Egli si presentava come un "messaggero che nulla ha inventato"<ref>''Dialoghi'', 7:1.</ref>, il cui compito è quello di trasmettere la sapienza degli antichi. Grande importanza è data allo studio: il primo frammento con cui inizia il libro si apre proprio col carattere cinese che indica lo studio, ''xué'' (cinese semplificato: 学, cinese tradizionale: 學).
Gli insegnamenti di Confucio sono stati successivamente convertiti in un ''corps de doctrine'' dai suoi numerosi discepoli e seguaci. Nei secoli dopo la sua morte, [[Menciù]] e [[Xun Zi]] scrissero un importante libro per ciascuno in argomento, e col tempo è stata elaborata quella filosofia che in Occidente va sotto il nome di [[Confucianesimo]].
 
Proprio l'amore per lo studio e la volontà di migliorarsi sono gli unici requisiti che Confucio pone agli altri per divenire suoi discepoli. Questa apertura dell'insegnamento a chiunque, senza distinzioni di classe o di reddito, è uno dei motivi per cui in Cina egli è noto come il primo "Maestro" della tradizione cinese (inteso nel senso stretto di insegnante). È d'obbligo precisare che sebbene di famiglia non più ricca, Confucio apparteneva comunque alla piccola nobiltà, e il suo insegnamento era orientato alla formazione di futuri uomini di potere. Ciò non toglie che nei termini in cui il Maestro lo espresse, il suo pensiero fosse formalmente aperto a tutti, non solo ai figli della nobiltà.
==Filosofia==
''Articolo principale: [[Confucianesimo]]''
 
Confucio proponeva ai suoi discepoli un cammino di perfezionamento della propria persona, un percorso di miglioramento delle proprie qualità morali e umane, al fine di imparare a condurre la propria vita in maniera corretta e virtuosa, imparando a comportarsi in maniera opportuna in qualunque situazione, mettendo in pratica in ogni momento gli ideali di giustizia e rettitudine che secondo Confucio sono le qualità peculiari che distinguono l'uomo da tutti gli altri esseri viventi.
Sebbene il Confucianesimo sia spesso seguito come una religione dai cinesi, è controverso che debba essere considerato tale, giacché fa scarso riferimento a questioni [[teologia|teologiche]] o [[spiritualità|spirituali]] ([[Dio]], [[vita ultraterrena]] e così via).
 
Il modello che Confucio proponeva è quello dell'uomo virtuoso, il ''jūnzi'' ({{Cinese|君子}}, talvolta tradotto come "uomo superiore". Al tempo di Confucio questo termine indicava esclusivamente la nobiltà di sangue, ma egli ne trasformò il significato, rendendolo sinonimo di nobiltà d'animo)<ref>[http://www.hm.tyg.jp/~acmuller/contao/analects.html#div-1 Commento a ''Analectes'', 1:1] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20070927200727/http://www.hm.tyg.jp/~acmuller/contao/analects.html |data=27 settembre 2007 }}</ref>. Questo termine indica l'ideale confuciano dell'uomo che ha raggiunto la perfetta padronanza di tutte le norme di condotta che regolano la propria vita personale e sociale, che sa come comportarsi in ogni situazione, conosce il giusto modo di comportarsi e di prestare il dovuto rispetto nei confronti delle persone che gli sono intorno, andando dai familiari più stretti sino al sovrano in persona.
I principi di Confucio hanno guadagnato diffuso consenso a causa delle loro basi nella comune opinione cinese. Si erse a paladino della lealtà familiare [[culto degli antenati]], e del rispetto dei genitori da parte dei figli, dei mariti da parte delle mogli, ed usò la famiglia come base di una forma di stato ideale. Formulò il ben noto principio "Non fare agli altri ciò che non vorresti fatto a te" (la [[Regola aurea]]). Considerò anche con nostalgia i tempi andati, e spronò i cinesi, specie i politici, a conformarsi ad esempi del passato &mdash; tuttavia non è noto se i più antichi governanti avessero governato in armonia con i principi confuciani.
 
L'insegnamento di Confucio non è di tipo sistematico: ciò significa che il maestro non procede a partire dalla definizione di principi filosofici o morali (sebbene nei dialoghi a più riprese i discepoli chiedano a Confucio delle definizioni esplicite dei concetti di cui egli si serviva quali mansuetudine, rettitudine, benevolenza, - domande cui il Maestro risponde ogni volta eludendo la richiesta di una definizione univoca), ma preferisce invece proporre dei modelli di comportamento. L'insegnamento di Confucio fa perno sull'''esempio''. Il Maestro fa l'esempio di se stesso, ma invita i discepoli a guardare molto più indietro nel tempo e a ispirarsi ai grandi saggi e re del passato, figure mitiche della tradizione cinese: maestosi re, fondatori di dinastie, ecc. Secondo Confucio sarebbero queste figure storiche (nell'ottica in cui le vede la tradizione cinese esse sono "storiche", ma si tratta spesso di figure ammantate di un'aura mitica, come i fondatori della dinastia Zhou) che incarnano gli ideali di virtù e corretta condotta, esempi da seguire a cui rifarsi per ritrovare un cammino degno dell'uomo.
==Etica==
L'etica proposta da Confucio si basa su 3 importanti concetti:
 
Secondo Confucio, sebbene i grandi del passato siano morti da secoli, le loro gesta rimangono fedelmente immortalate nelle pagine dei testi classici della tradizione cinese. Essi sono il luogo d'eccellenza su cui deve avvenire la formazione dell'uomo virtuoso. Per avere accesso a questi testi, il passaggio fondamentale e indispensabile diviene quello dello studio. Da qui l'enfasi confuciana per l'apprendimento, inteso come un processo di formazione culturale e morale, che passa per l'accesso alla letteratura della grande tradizione cinese e che si deve compiere nella messa in pratica quotidiana delle norme morali assimilate ispirandosi agli episodi della vita dei re e saggi del passato. Il rapporto con la tradizione e il passato (intesi in chiave storica e culturale) è un elemento chiave nel pensiero di Confucio, e uno dei motivi per cui si attribuisce al Maestro stesso l'opera di canonizzazione dei testi classici della tradizione cinese. Ciò significa che alcuni di quelli che sono oggi considerati Classici del pensiero cinese di epoca pre-imperiale sarebbero rimasti tali proprio grazie al fatto che Confucio stesso li indicò come testi di importanza capitale per la formazione culturale e morale dell'uomo. La tradizione ha attribuito a Confucio l'[[edizione]] e la cura dei [[Cinque Classici]], ma non esiste certezza documentale che permetta di ricollegare direttamente l'intervento di Confucio su alcuno di questi testi, alcuni dei quali sono comunque direttamente citati dal Maestro nei Dialoghi.
Durante la crescita di Confucio, '''lǐ''' (礼 [禮]) si riferiva a tre aspetti della vita, quali il sacrificio verso le istituzioni divine, sociali e politiche, e alla condotta giornaliera. Si credeva che li fosse originato dai cieli.<vr/> Confucio ridefinì ''lǐ'' affermando che esso non proveniva dal cielo, bensì dall'umanità stessa. Lo ridefinì, insomma, riferendolo a tutte quelle azioni, svolte da una persona, atte a realizzare una società ideale. ''Lǐ'' diventò per Confucio qualunque azione che avesse come scopo quello di svelare i desideri superficiali di una persona. <br/> Questo può essere sia giusto che sbagliato: generalmente tutto ciò che porta alla soddisfazione dei piaceri a breve termine e sbagliata mentre quello che porta ad un progressivo miglioramento della vita è giusto.
 
La messa in pratica delle qualità morali apprese attraverso lo studio coincide con l'impegno a condurre virtuosamente la propria esistenza, investendo di quest'aura morale tutte le proprie relazioni umane. In questo modo la virtù ({{Cinese|德}}) si può diffondere per cerchi concentrici, prima nella cerchia ristretta dei propri familiari più intimi, e poi a distanza crescente, fino a includere l'intera comunità umana. In sostanza, si tratta di porre le proprie virtù e qualità morali e umane al servizio della collettività, per garantire il miglioramento e l'armonizzazione delle relazioni tra tutti i suoi componenti, secondo le norme rituali codificate dalla tradizione. Da qui si capisce come questo modello che vede l'intellettuale porsi al servizio della comunità umana potrà diventare l'elemento chiave per la formazione culturale e morale e la definizione del ruolo e dello scopo di un intero ceto di funzionari, burocrati e amministratori durante i successivi secoli delle dinastie imperiali.
Per confucio '''yì''' (义 [義]) è lo stadio iniziale di ''lǐ''. ''Yì'' può essere paragonato alla giustizia più facilmente. Sebbene si stiano compiendo azioni sotto la spinta di ''lǐ'', cose di interesse personale, il che può non essere necessariamente sbagliato, si potrebbe essere migliori, più virtuosi, se si basasse la vita su ''yì''. Ciò significa che più che seguirei propri interessi '''sarebbe preferibile compiere azioni giuste e morali'''.<br/>
''Yì'' è basato sulla reciprocità. Un esempio di ciò consiste nel dover piangere i propri genitori per 3 anni dopo la loro morte: così come loro si presero cura di te per i primi 3 anni della tua vita, tu devi ricambiare vivendo a lutto per 3 anni.
 
Secondo Confucio, il sovrano che avesse saputo conformare la propria condotta alle qualità morali tramandate dalla tradizione, si sarebbe posto nell'alveo dei grandi re del passato, e avrebbe saputo unificare sotto il proprio trono i vari popoli ricorrendo non alla forza delle armi, ma alla potenza della virtù che sarebbe irradiata dalla sua stessa persona, e che avrebbe portato le popolazioni a seguirlo spontaneamente in quanto espressione vivente di un modello di virtù e benevolenza, capace di garantire prosperità al suo popolo. Secondo Confucio questa sarebbe stata la vera soluzione allo stato di guerra permanente che imperversava durante il periodo dei Regni Combattenti. Per esprimere questa sua convinzione egli si servì del concetto di [[Mandato del cielo]] (天命 pinyin: Tiānmìng)<ref>''Dialoghi'', 16:2.</ref>, termine che indica il fatto che chi si trova sul trono imperiale è ivi seduto in quanto gode del favore del cielo, e che eventuali cacciate di dinastie e insediamenti di nuovi sovrani vanno letti a posteriori come l'espressione del venir meno del favore del Cielo nei confronti della dinastia sconfitta, e la nuova approvazione del Cielo nei confronti di quella vittoriosa. In passato ci si era serviti di questo termine per indicare il diritto di una dinastia al mantenimento del potere su base ereditaria, salvo che essa non venisse spodestata con la forza da una forza esterna. Al contrario, l'interpretazione confuciana del ''Mandato del cielo'' era innovativa, poiché egli pensava ad un trono sul quale si sarebbero succeduti sovrani scelti sulla base della loro statura morale, non della parentela di sangue, capaci di diffondere la virtù fra il popolo senza il bisogno di leggi dure e restrittive.<ref>''Dialoghi'', 12:19.</ref>
Così come da ''lǐ'' deriva ''yì'', così da ''yì'' deriva '''rén''' (仁). ''Rén'' può essere paragonato all'emotività umana. Il suo sistema morale si basava sul capire lo stato emotivo degli altri, piuttosto che su rigide regole divine. Vivere secondo ''rén'' era addirittura meglio che seguire ''yì''. Per vivere secondo ''rén'' c'è un'altra versione di Confucio della ''Regola D'Oro'': essa afferma che bisogna trattare i propri subordinati allo stesso modo di come vorresti essere trattato dai tuoi superiori. La [[virtù]] per Confucio è perciò basatà sull'armonia con gli altri, teoria che contrasta fortemente con la visione [[aristotelismo|aristotelica]] della stessa.
 
Come è noto, il pensiero di Confucio non godette di molto riconoscimento e successo nell'ambito delle corti feudali nell'epoca in cui visse il Maestro, ma divenne un elemento sempre più importante nel panorama culturale cinese con il passare dei secoli, specie dopo la fondazione della dinastia Han.
==Politica==
Il pensiero politico di Confucio si basa strettamente su quello etico. Egli afferma infatti che un buon governo avrebbe dovuto governare tramite i "rituali" e la naturale moralità del popolo piuttosto che usando la forza e la paura.<br/>
Confucio spiega questo concetto in uno dei passi più importanti dell'[[Analects]]: "Se le persone sono guidate dalle leggi, e si cerca di uniformarli ad esse con la punizione, loro proveranno ad evitere la punizione ma non avranno il senso della vergogna; piuttosto se loro sono guidati dalla virtù e si cerca di uniformarli ad essa con le regole del decoro, avranno il senso della vergogna e, inoltre, diverranno persone giuste".
Questo "senso della vergogna" è in un certo senso un'interiorizzazione del [[dovere]], in cui il castigo precede la mala azione, piuttosto che seguirla nella forma delle leggi come nel [[Legalismo (filosofia) |legalismo]].
 
== Il pensiero confuciano ==
Benché sostenesse l'idea dell'Imperatore come sovrano assoluto, probabilmente in ragione dello stato di caos che affliggeva la Cina del suo tempo, le sue dottrine filosofiche contenevano un numero di elementi volti a limitare il potere dei governanti. Sostenne la necessità di accordare linguaggio e [[verità]] &mdash; pertanto l'[[onestà]] rivestiva assoluta importanza. Perfino nell'[[espressione facciale]] si dovrebbe cercare di ottenere quell'obiettivo. Nel discutere la relazione tra figlio e padre (o tra suddito e re), sottolineava che l'inferiore deve dare il debito rispetto ai suoi superiori; ciò imponeva che l'inferiore ammonisse il superiore se quest'ultimo appariva scegliere la via sbagliata in una data situazione.
{{vedi anche|Confucianesimo}}
[[File:Confucius Tang Dynasty.jpg|thumb|Confucio, ritratto probabilmente immaginario (realizzato più di mille anni dopo la vita del maestro) disegnato da [[Wu Daozi]], 685–758, periodo della [[dinastia Tang]]]]
Durante la [[dinastia Han]] ([[206 a.C.]]-[[220|220 d.C.]]) il pensiero di matrice confuciana godette di una considerazione assai preminente rispetto ai pensatori le cui dottrine esprimevano temi [[Cento scuole di pensiero#Legismo|legisti]] o [[taoismo|taoisti]], al punto che durante il regno dell'[[Han Wudi|imperatore Wu]] lo studio dei Classici ricevette un grande impulso.
 
Sotto l'impulso di illustri interpreti dell'originale pensiero di Confucio, quali furono [[Mencio]] e [[Mozi]], si assistette allo sviluppo di una vera e propria corrente di pensiero, dotata di un corpus canonico di testi di riferimento, che si arricchirono nel corso dei secoli di decine e decine di eruditi commentari.
Su questo concetto il suo discepolo [[Menciù]] costruì il principio per cui se il re non stava agendo come un re, avrebbe perso il [[Mandato del Cielo]] e sarebbe stato deposto. Pertanto, il [[tirannicidio]] è giustificato poiché un [[tiranno]] è più un ladro che un re (ma il tentato tirannicidio non gode di giustificazione).
 
Gli imperatori Cinesi si avvalsero del pensiero confuciano per costruire una ideologia funzionale alla gestione dello stato imperiale: i precetti e i testi del Confucianesimo divennero il fondamento ideologico comune di intere generazioni di burocrati e funzionari imperiali, e la sua concezione dei rapporti tra sudditi e sovrano, e più in generale tra l'uomo colto e la comunità in cui egli si trova ad operare, influenzarono profondamente l'intera società cinese.
==Discepoli==
 
Dopo alcuni secoli, Confucio stesso venne divinizzato, e gli vennero tributati onori e riti sacrificali.
==Nomi==
 
== Discepoli ==
Confucio ebbe molti discepoli e seguaci, in Cina e in Estremo Oriente.
 
I discepoli di Confucio e il suo unico nipote, [[Zi Si]], assicurarono continuità agli insegnamenti filosofici del maestro dopo la sua morte. Pur basandosi sul pensiero etico e politico confuciano, due dei suoi seguaci più celebri, [[Mencio]] ([[IV secolo a.C.]]) e [[Xunzi]] ([[III secolo a.C.]]) ne enfatizzarono aspetti radicalmente diversi tra loro, anche sulla questione dell'[[autoritarismo]].
== Citazioni e collegamenti esterni ==
{{wikiquote}}
{{commons|Confucio}}
 
Durante la [[dinastia Song]], [[Zhu Xi]] ([[1130]]-[[1200]]) rinnovò il confucianesimo con idee mutuate dal [[taoismo]] e dal [[buddhismo]]. Il rinnovamento operato da Zhu Xi divenne in seguito un'ortodossia incontestata. Solo con l'avvento della [[Repubblica popolare cinese]] si è abolito l'insegnamento dei [[Quattro Libri (confucianesimo)|Quattro Libri]] e dei [[Cinque Classici]] confuciani.
''E il Maestro disse:''
*A quindici anni mi impegnai a imparare.
*A trenta mi sono retto in piedi.
*A quarant'anni sono cessati i dubbi.
*A cinquanta ho conosciuto la volontà del Cielo.
*A sessanta l'orecchio si è fatto obbediente.
*A settanta, posso seguire i desideri dell'animo, senza infrangere le regole.
 
== Genealogia e discendenti ==
<br /><br />
L'[[albero genealogico]] della famiglia Kong è tra i più lunghi del mondo, e tuttora Confucio avrebbe dei discendenti, circa 2 milioni di persone che vanterebbero successione da lui. La successione generazionale di padre in figlio sarebbe stata registrata fin dalla morte di Confucio: stando ai risultati dell'agenzia che tiene traccia della discendenza della famiglia Kong, nel 2015 si sarebbe giunti alla 83sima generazione dopo Confucio. Appartenenti alla famiglia Kong vivono ancora oggi a [[Qufu]], sua città natale, ma molti rami sono sparsi per altre provincie della Cina o in altri stati quali la [[Corea del Sud]]. Un importante ramo della famiglia Kong è emigrato a [[Taiwan]] dopo le vicende della [[guerra civile cinese]]<ref>{{Cita web |url=http://en.ce.cn/National/culture/200901/04/t20090104_17866318.shtml |lingua=en |titolo=la famiglia Kong conta al giorno d'oggi 2 milioni di discendenti di Confucio |accesso=14 dicembre 2015 |dataarchivio=1 novembre 2012 |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20121101092536/http://en.ce.cn/National/culture/200901/04/t20090104_17866318.shtml |urlmorto=sì }}</ref>.
{{confucianesimo}}
{{filosofia}}
 
== Edizioni in lingua italiana dei testi confuciani ==
Non abbiamo testi scritti da Confucio, ma solo frammenti e citazioni tramandati dalle generazioni successive di confuciani e canonizzati nel XII secolo da [[Zhu Xi]] nei [[Quattro Libri (confucianesimo)|Quattro Libri]].
 
* ''Il grande studio. La via della perfezione'', prima versione in lingua italiana di G. B. Salerno, Milano-Firenze, Vallardi, 1907.
[[categoria:Biografie|Confucio]]
* ''I dialoghi di Confucio (Lun Yü)'', tradotti sul testo cinese e corredati d'introduzione e di note a cura di [[Alberto Castellani (orientalista)|Alberto Castellani]], Firenze, Sansoni, 1924.
[[categoria:Confucianesimo|Confucio]]
* ''Il Libro delle sentenze di Confucio'', a cura di p.&nbsp; [[Luigi Magnani]], Parma, Istituto Missioni Estere, 1927.
[[categoria:Filosofi cinesi|Confucio]]
* ''Ta S'Eu Dai Gaku. Studio integrale'', versione italiana di [[Ezra Pound]] e di [[Alberto Luchini]], Rapallo, Scuola Tipografica Orfanotrofio Emiliani, 1942.
* ''Testamento'', versione italiana di Ezra Pound e di Alberto Luchini, Venezia, Casa Ed. Delle Edizioni Popolari, 1944.
* ''Confucio e Mencio. I quattro libri, La grande scienza, Il giusto mezzo, Il libro dei dialoghi'', prima traduzione italiana [dal cinese] di Luciana Magrini-Spreafico, Milano, F.lli Bocca, 1945.
* ''Massime'', Milano, Scalini di Grigna, 1947.
* ''Confucio. Studio integrale et l'asse che non vacilla'', versione e commento di Ezra Pound, Milano, All'insegna del Pesce d'oro, 1955.
* ''Pensieri morali di Confucio'', trad. italiana dalla francese di René Bremond a cura di Giuliana Canzani, Milano, Corticelli, 1955.
* ''La grande scienza''; ''Il giusto mezzo''; ''I dialoghi'', trad. dal cinese di Stanislao Lokuang, Milano, Ist. Culturale Italo-Cinese, 1956.
* ''Pensieri'', Roma, La Sfinge, 1956.
* ''I colloqui''; ''Gli studi superiori''; ''Il costante mezzo'', traduzione di Rosanna Pilone, Milano, Rizzoli, 1968.
* ''Testi confuciani'', traduzione dal cinese di Fausto Tomassini, Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1974.
* ''I dialoghi'', traduzione dal cinese e note di Fausto Tomassini, Milano, [[Biblioteca Universale Rizzoli|BUR]], 1975.
* ''Primavera e autunno. Con i commentario di Tso'', traduzione dal cinese e introduzione di Fausto Tomassini, [[Collana Storica Rizzoli]], Milano, Rizzoli, 1984, ISBN 88-17-33269-0.
* ''Dialoghi'', a cura di Anne Cheng, traduzione di Claudio Lamparelli, Milano, A. Mondadori, 1989, ISBN 88-04-32463-5.
* ''I dialoghi'', introduzione, traduzione e note di Edoarda Masi, Milano, Rizzoli, 1989, ISBN 88-17-12043-X.
* ''Opere'', a cura di Fausto Tomassini, Torino, TEA, 1989, ISBN 88-7819-096-9 [Contiene: ''La pietà filiale'', ''Il grande studio'', ''L'invariabile mezzo'', ''I dialoghi''].
* ''Il costante mezzo e altre massime. Perle di un'antica saggezza'', versione e presentazione di Francesco Franconeri, Sommacampagna, Demetra, 1993. ISBN 88-7122-372-1.
* ''Un Manuale per Uomini Superiori. Il LUn Yu di Confucio'' di Chow Yin Fong e Angelo Paratico, Books & Boots, Hong Kong, 1989.
* ''La via dell'uomo. Ricette di saggezza per la vita quotidiana'', a cura di Piero Corradini, Milano, Feltrinelli, 1993, ISBN 88-07-82090-0.
* ''I dialoghi'', traduzione dal francese di Claudio Lamparelli, Milano, A. Mondadori, 1994, ISBN 88-04-38635-5.
* ''Io non creo, tramando. I dialoghi'', traduzione di Giulia Martini, Vimercate, La Spiga, 1994, ISBN 88-7100-440-X.
* ''Piccolo libro di istruzioni confuciano'', traduzione di Fausto Tomassini, Parma, Guanda, 1994, ISBN 88-7746-756-8.
* ''La saggezza di Confucio. Il meglio della dottrina confuciana e dell'autentico I ching. Un compendio di saggezza e di etica'', cura, introduzione e traduzione dal cinese a cura di Thomas Cleary, traduzione italiana di Enrico Groppali, Milano, A. Mondadori, 1994, ISBN 88-04-39292-4.
* ''Breviario'', a cura di Gabriele Mandel, Milano, Rusconi, 1995, ISBN 88-18-12148-0.
* ''Massime'', a cura di Paolo Santangelo, Roma, TEN, 1995, ISBN 88-7983-518-1.
* ''La grande dottrina''; ''Il giusto mezzo'', a cura di [[Leonardo Vittorio Arena]], Milano, BUR, 1996, ISBN 88-17-15249-8.
* ''I dialoghi''; ''La grande dottrina''; ''Il giusto mezzo'', Milano, Fabbri Editori, 1998.
* ''Confucius, Kong Fu Zi, Kong Fu Tseu'', nuova traduzione di Frédérick Leboyer, traduzione di Giusy Valent, Milano, Luni, 2001, ISBN 88-7984-090-8.
* ''Dialoghi'', traduzione e cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003, ISBN 88-06-16608-5.
* ''I detti di Confucio'', a cura di Simon Leys, edizione italiana a cura di Carlo Laurenti, Milano, Adelphi, 2006, ISBN 88-459-2045-3.
* ''Il libro delle massime'', traduzione e introduzione di Paolo Ruffilli, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2006, ISBN 88-8490-914-7.
* ''La felicità consapevole'', a cura di Claudio Lamparelli, Milano, Oscar Mondadori, 2007, ISBN 88-04-56706-6.
* ''Analecta. Pensieri, dialoghi, sentenze'', a cura di Luigi Maggio, Milano, Bompiani, 2016, ISBN 978-88-452-8121-1.
* ''La morale della Cina. Ovvero il Grande studio, l'Invariabile mezzo e parte dei Dialoghi tradotti nel 1590 dal gesuita Michele Ruggieri per Sua Maestà Filippo II'', Roma, De Luca editori d'arte, 2016, ISBN 978-88-6557-305-1.
* ''Il Libro delle Odi (Shijing)'', edizione integrale, traduzione e cura di Vincenzo Cannata, Luni Editrice, Milano, 2021.
* ''Un Manuale per il Perfetto Statista'', Il libro dei Detti traduzione e cura di Angelo Paratico, Gingko Edizioni, Verona, 2023.
 
== Nella cultura di massa ==
[[bg:Конфуций]]
=== Filmografia ===
[[bn:কনফিউশিয়াস]]
* ''[[Confucio (film)|Confucio]]'', di [[Mei Hu]] (2010).
[[ca:Confuci]]
 
[[de:Konfuzius]]
== Note ==
[[en:Confucius]]
<references/>
[[eo:Konfuceo]]
 
[[es:Confucio]]
== Bibliografia ==
[[et:Kong Fuzi]]
* Chin, Annping. ''The Authentic Confucius: A Life of Thought and Politics'', New York, Scribner, 2007, ISBN 0-7432-4618-7.
[[fi:Kungfutse]]
* Confucio, ''Dialoghi'' a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003, ISBN 88-06-18366-4.
[[fr:Confucius]]
* Fingarette, H., ''Confucio: il sacro nel secolare'', traduzione e cura di A. Andreini, Vicenza, Neri Pozza, 2000, ISBN 88-7305-758-6.
[[gd:Confucius]]
* Defu Guo, ''Painting Biography of Confucius'', biografia illustrata, Publishing House of Jinan, 2014, ISBN 978-7548813293.
[[gl:Confucio]]
* Scarpari, M., ''Il confucianesimo. I fondamenti e i testi'', Torino, Einaudi, 2010, ISBN 978-88-06-20117-3.
[[he:קונפוציוס]]
* Van Norden, B.W. (a cura di), ''Confucius and the Analects: New Essays'', New York, Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-513396-X.
[[id:Kong Hu Cu (filsuf)]]
* Confucio, ''Il libro delle odi,'' edizione integrale di pagine 669, traduzione e cura di Vincenzo Cannata, Luni Editrice, 2021; ISBN 978-88-79-846318
[[ja:孔子]]
 
[[jv:Kong Hu Cu]]
== Voci correlate ==
[[ko:공자]]
* [[la:ConfuciusAforisma]]
* [[Annali delle primavere e degli autunni]]
[[lt:Konfucijus]]
* [[Arte confuciana]]
[[lv:Konfūcijs]]
* [[Cinque Classici]]
[[ms:Ajaran Konfucius]]
* [[Confucianesimo]]
[[nds:Konfuzius]]
* [[Dialoghi (Confucio)]]
[[nl:Confucius]]
* [[pl:KonfucjuszGrande Studio]]
* [[Istituto Confucio]]:
[[pt:Confúcio]]
* [[Letteratura cinese classica]]
[[ru:Конфуций]]
* [[Libro dei mutamenti]]
[[sk:Konfucius]]
* [[Libro dei riti]]
[[sl:Konfucij]]
* [[Nascite miracolose]]
[[sr:Конфучије]]
* [[Quattro Libri (confucianesimo)]]
[[sv:Konfucius]]
* [[Periodo assiale]]
[[th:ขงจื๊อ]]
* [[Shijing]]
[[vi:Khổng Tử]]
* [[zh:孔子Shujing]]
 
== Altri progetti ==
{{interprogetto|q}}
{{Interprogetto/notizia|Morto il 77º discendente di Confucio|data=28 ottobre 2008}}
 
== Collegamenti esterni ==
* {{Collegamenti esterni}}
* {{cita web|url=http://cinaoggi.it/2002/12/29/confucio-kongzi-e-la-concezione-etica-delluomo/|titolo=Confucio e la concezione etica dell'uomo}}
* {{cita web|url=http://www.homolaicus.com/religioni/confucianesimo.htm|titolo=Confucianesimo e religione}}
* {{cita web|url=https://iep.utm.edu/confucius/|titolo=Confucius (551—479 B.C.E.)|autore=Jeff Richey|sito=Internet Encyclopedia of Philosophy}}
 
{{Letteratura cinese antica}}
{{Controllo di autorità}}
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[[Categoria:Aforisti cinesi]]
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