Grammatica italiana

regole della lingua italiana

La grammatica italiana presenta numerose similitudini con quella spagnola e quella francese, con cui divide la comune appartenenza alla famiglia delle lingue romanze.

Nomi

Ciascun sostantivo in lingua italiana ha un genere (maschile o femminile) e due numeri (singolare e plurale). Non c'è declinazione secondo i casi come nel latino. I significati che altre lingue rendono con la declinazione, in italiano sono resi tramite preposizioni o alterazioni dell'articolo che accompagna il sostantivo. Sostantivi privi della forma singolare o della forma plurale vengono detti difettivi (ad esempio: "le nozze"). Sono detti invariabili quelli le cui forme singolare e plurale sono identiche.

Le principali desinenze dei nomi:

  • maschili in -o, plurale in -i: libro, libri
  • maschili in -e, plurale in -i: fiore, fiori
  • maschili in -a, plurale in -i: poeta, poeti
  • femminili in -a, plurale in -e: scala, scale
  • femminili in -e, plurale in -i: luce, luci

In generale, sono invariabili in italiano i sostantivi che terminano in vocale accentata (la virtù / le virtù), i sostantivi (quasi tutti di origine straniera) che terminano in consonante (il bar / i bar), i sostantivi che terminano in -i non accentata (il bikini / i bikini, la crisi / le crisi), e diversi sostantivi (perlopiù accorciamenti di altre parole) che terminano in vocale non accentata (il boia / i boia, la moto / le moto).

Plurali

Esistono alcune regole particolari per i plurali.

  • le parole femminili in -o sono generalmente abbreviazioni, e quindi restano invariabili: la radio, le radio. Fa eccezione la mano, le mani.
  • le parole in -cio e -gio fanno il plurale in -ci e -gi .
  • le parole in -co e -go fanno il plurale in -ci e -gi se l'ultima lettera prima della desinenza è una vocale (l'amico, gli amici), e generalmente in -chi e -ghi se l'ultima lettera prima della desinenza è una consonante (il fungo, i funghi). Rari sono però i manuali e le grammatiche che menzionano esplicitamente questa regola. Nel corso della prima ricerca scientificamente condotta su questo specifico argomento da Lucia Santorum & Gregory Gefensette (Laboratorio LIC2M et Sorbona-Parigi) nel corso dell'estate 2004 e presentata nell'aprile 2006 alla conferenza ICAL (Taiwan), non è stato trovato nessun testo in proposito. Secondo gli autori menzionati questa regola permetterebbe di ridurre il numero di eccezioni di quasi la metà e di rilevare altre regolarità in funzione del numero di lettere considerate partendo dalla fine della desinenza. Ma ci sarebbero ancora eccezioni (es. il porco, i porci).

Si usa anche dire che i nomi di persone hanno sempre il plurale in -ci e -gi, e tutti gli altri (cose, animali...) in -chi e -ghi.

  • le parole in -cia, -gia fanno il plurale mantenendo la i se l'ultima lettera prima della desinenza è una vocale (la camicia, le camicie), e perdendola se è una consonante (la frangia, le frange; la roccia, le rocce).
  • le parole in -cie sono invariabili al plurale (la specie, le specie) con l'eccezione di superficie (le superfici).
  • le parole provenienti da altre lingue, se non italianizzate, sono generalmente invariabili e, generalmente usano la forma che, nella lingua originale, è singolare; il numero è indicato quindi dall'articolo (il film, i film; il computer, i computer). Questo vale anche quando la forma usata è il plurale (il murales, i murales).

Articoli

  Lo stesso argomento in dettaglio: Articolo (grammatica).

Gli articoli in italiano sono di due tipi: indeterminativo ed determinativo. I primi servono ad indicare un elemento generico di un insieme, i secondi ad indicare un elemento specifico di un insieme.

Articoli indeterminativi

  • maschile singolare: un, uno (davanti a nomi che iniziano per z, gn, x, pn, ps o s impura, cioè seguita da una consonante)
  • femminile singolare: una, un' (davanti a nomi che iniziano per vocale)

Non esiste una forma plurale vera e propria; per essa si ricorre all'articolo partitivo maschile (degli) o femminile (delle). Uni e une compaiono solo in frasi idiomatiche (gli uni e gli altri).

Articoli determinativi

  • maschile singolare: il, lo (davanti a nomi che iniziano per z, gn, x, pn, ps, o s impura; eliso in l' davanti a nomi che iniziano per vocale)
  • femminile singolare: la (eliso in l' davanti a nomi che iniziano per vocale)
  • maschile plurale: i, gli (davanti a nomi che iniziano per z,x, gn, pn, ps, s impura o vocale)
  • femminile plurale: le


La tendenza attuale è quella di usare un e il anche con i nomi che iniziano per pn: "il pneumatico" è, nel linguaggio familiare, molto più comune di "lo pneumatico", ed è anche ormai accettato nelle grammatiche più recenti.

L'elisione di gli davanti a parola che inizia per i, e di le davanti a parola che inizi per e ("gl'italiani", "l'erbe") è ormai considerata arcaica.

Viceversa nel linguaggio burocratico e legale si tende a non elidere la davanti a vocale: "la espressione".

Preposizioni

Le preposizioni sono una parte del discorso che serve a chiarire la funzione di un sostantivo o pronome all'interno di una proposizione rispetto al contesto della stessa, o quella di una subordinata all'interno di un periodo. Le preposizioni in italiano sono di, a, da, in, con, su, per, tra, fra; anche sopra e sotto possono fare da preposizioni in alcuni casi.

Le preposizioni possono anche essere unite agli articoli determinativi, e formare le preposizioni articolate (le altre si dicono anche semplici). Non tutte le combinazioni preposizione-articolo sono ammesse, come si può vedere dalla tabella sottostante.

preposizioni articolate (quelle in corsivo sono di uso raro)
il lo la i gli le
di del dello della dei degli delle
a al allo alla ai agli alle
da dal dallo dalla dai dagli dalle
in nel nello nella nei negli nelle
con col collo colla coi cogli colle
su sul sullo sulla sui sugli sulle
per pel pei

Pel e pei non sono più in uso dalla prima metà del 1900; anche l'uso delle preposizioni articolate formate da con e articolo è in regresso.

Pronomi

Pronomi Personali

persona soggetto oggetto oggetto(1) dativo(1) dativo(1)(2)
1a singolare io me mi mi me
2a singolare tu te ti ti te
3a singolare maschile egli, lui (3), esso (4) lui, sé (stesso) (5) lo, si (5) gli, si (5) glie-(6), se (5)
3a singolare femminile ella, lei (3), essa (4) lei, sé (stessa) (5) la, si (5) le, si (5) glie-(6), se (5)
1a plurale noi noi ci ci ce
2a plurale voi voi vi vi ve
3a plurale maschile (7) essi, loro (3) loro, sé stessi (5) li, si (5) -- (8), si (5) -- (8), se (5)
3a plurale femminile esse, loro (3) loro, sé stesse (5) le, si (5) -- (8), si (5) -- (8), se (5)
impersonale si -- ci (9) ci (9) ce (9)

(1) forma usata quando il pronome precede il verbo
(2) forma usata quando il pronome è seguito da un pronome oggetto
(3) forma comunemente usata nella lingua parlata
(4) usato per soggetti inanimati
(5) forma riflessiva: cfr "lo vede" = vede un altro / "si vede" = vede sé stesso/a
(6) forma proclitica, sempre unita al pronome seguente: "glielo dico"
(7) usata anche per plurali di gruppi misti
(8) "loro" se segue immediatamente il verbo: "ho dato loro un libro" = ho dato un libro a loro
(9) precede il soggetto: "ci si vede" (non "si ci vede")

La forma dativa è espressa, quando il pronome segue il verbo, dalla corretta preposizione + la normale forma accusativa: "ti regalo un libro" ma "regalo a te un libro"

In italiano la forma di cortesia è la 3a persona femminile, con l'iniziale maiuscola (Lei, Loro). Arcaica è Voi per la 2a persona singolare.

A differenza di altre lingue, come ad esempio nel francese e nell'inglese, il pronome personale soggetto in italiano è facoltativo e viene normalmente omesso. Viene espresso esplicitamente quando si desidera enfatizzare il soggetto o quando occorre risolvere ambiguità davanti a voci verbali identiche (le tre persone singolari del congiuntivo presente).

Aggettivi

Gli aggettivi in italiano hanno due generi (maschile e femminile) e due numeri (singolare e plurale). Concordano per genere e numero col sostantivo a cui si riferiscono. Le desinenze più frequenti sono raggruppabili in due gruppi (derivati direttamente dalle due classi di aggettivi latini):

prima classe prima classe seconda classe
maschile femminile
singolare -o -a -e
plurale -i -e -i

Esistono anche aggettivi invariabili, che cioè non variano per genere e numero, come ad esempio alcuni aggettivi di colore (la penna rosa - le penne rosa - il pastello rosa - i pastelli rosa; idem per "blu"), e le parole straniere (atteggiamento dandy - un gruppo di persone dandy).

Aggettivi possessivi

persona maschile singolare femminile singolare maschile plurale femminile plurale
1a singolare mio mia miei mie
2a singolare tuo tua tuoi tue
3a singolare suo, proprio (1) sua, propria (1) suoi, propri (1) sue, proprie (1)
1a plurale nostro nostra nostri nostre
2a plurale vostro vostra vostri vostre
3a plurale loro, proprio (1) loro, propria (1) loro, propri (1) loro, proprie (1)

(1) forma riflessiva alternativa

La 3a persona singolare è anche quella usata nelle forme di cortesia, con l'iniziale maiuscola: "Le consegno il Suo pacco".

A differenza di quanto accade in altre lingue, in italiano l'aggettivo possessivo è normalmente accompagnato da un articolo; tale articolo manca, invece, laddove mancherebbe anche in assenza del possessivo («è sua abitudine» corrisponde a «è abitudine di X»; diversamente, «è la sua abitudine» corrisponde a «è l'abitudine di X»)

Caso particolare è costituito dai nomi di parentela. L'articolo viene omesso quando il nome non presenta alterazioni o valenze affettive (mio padre, mia madre, mia figlia, mio nonno, mio zio...). È invece opzionale con i nomi affettivi ((il) mio papà, (la) mia mamma), e obbligatorio con i nomi alterati (la mia nonnina, il mio fratellino, il mio cuginetto...). È sempre usato con i plurali (le nostre madri, i vostri nonni).

Ogni aggettivo possessivo viene convertito nel corrispondente pronome possessivo facendolo precedere dall'articolo che concorda con esso per genere e numero.

Verbi

I verbi in italiano si coniugano per persona (1a, 2a o 3a) e per numero (singolare o plurale) del soggetto, per tempo (presente, passato, futuro), per modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, gerundio e participio) e talvolta per genere (maschile o femminile) del soggetto o dell'oggetto. A differenza di altre lingue (ad esempio dell'inglese o del francese) non è obbligatorio porre prima del verbo il pronome personale soggetto dato che le desinenze tra le diverse persone utilizzate nella coniugazione solo raramente permettono ambiguità.

I verbi italiani si raggruppano in tre gruppi principali per quanto riguarda la coniugazione (vedi sotto).

La forma negativa del verbo (in tutti i modi, tranne che per la seconda persona singolare dell'imperativo) si ottiene facendolo precedere da non.

La forma interrogativa del verbo è identica a quella affermativa; l'interrogazione viene resa tramite il tono della voce, ascendente sul finire del periodo.

I tempi possono essere semplici o composti, questi ultimi sono tempi formati da un verbo ausiliare (declinato per persona, numero e modo) seguito dal participio passato del verbo.

  • Il verbo ausiliare è avere nelle frasi attive quando il verbo è transitivo, e per alcuni verbi intransitivi
  • Il verbo ausiliare è essere nelle frasi attive per alcuni verbi intransitivi
  • Il verbo ausiliare è essere nelle frasi passive o riflessive;
    • può essere sostituito da venire nelle fresi passive
    • viene sostituito da andare nelle frasi passive quando la frase esprime un obbligo od una prescrizione

Nel caso di tempi composti, il participio può essere accordato:

  • Quando l'ausiliare è essere, con il genere e il numero del soggetto
  • Quando l'ausiliare è avere e il complemento oggetto precede il verbo, con il genere e il numero dell'oggetto

La forma di cortesia è quella della 3a persona singolare; la stessa forma è usata per il pronome impersonale si.

Modo infinito

È la forma del verbo che si trova nei vocabolari, e ne distingue l'appartenenza ad una delle tre coniugazioni a seconda della desinenza del presente:

  • 1a coniugazione: -are
  • 2a coniugazione: -ere
  • 3a coniugazione: -ire

ma molti verbi comuni sono irregolari, mentre i verbi essere e avere vengono comunemente indicati come possedenti coniugazione propria. Una trattazione esaustiva di coniugazioni irregolari raggruppate per similitudine va oltre lo scopo di questo articolo.

È impersonale (non si coniuga per persona o numero).

Ha due tempi:

  • presente
  • passato, composto mediante infinito presente dell'ausiliare + participio passato

È usato in forma sostantivata per esprimere l'azione descritta dal verbo: "leggere è bello"

Si usa in alcuni casi nelle proposizioni subordinate (causali, finali, relative) quando il soggetto è lo stesso della proposizione principale: "ho corso per arrivare in tempo" = ho corso affinché io arrivassi in tempo (non usata), ma "ho corso affinché tu arrivassi in tempo".

Si può usare per sostituire una relativa con un'oggettiva: "vedo gli uccelli volare" = "vedo gli uccelli che volano"; in tal caso il soggetto della subordinata viene declinato all'accusativo "vedo lui che vola" = "vedo lui volare".

In tutti questi casi, il tempo utilizzato dipende se si vuole esprimere un'azione contemporanea (infinito presente) o anteriore (infinito passato) rispetto alla proposizione principale.

Si usa inoltre come forma di imperativo gentile nel dare istruzioni.

Si usa infine, preceduto da non, come negazione della seconda persona singolare dell'imperativo presente.

Modo indicativo

Si usa per esprimere condizioni oggettive, stati di fatto, affermazioni. Ci sono quattro tempi semplici:

  • presente, usato per un'azione contemporanea isolata o abituale, o per un'intenzione per l'immediato futuro
  • imperfetto, usato per un'azione in un tempo indeterminato nel passato e genericamente non terminata
  • passato remoto, usato per un'azione in un tempo passato solitamente lontano nel tempo e genericamente terminata
  • futuro semplice, usato per un'azione in un futuro generico

ciascuno dei quali dà vita ad un tempo composto mediante ausiliare coniugato + participio passato:

  • passato prossimo (presente+pp), usato per un'azione in un tempo passato e genericamente terminata (similmente al passato remoto, ma più usato di quest'ultimo)
  • trapassato prossimo (imperfetto+pp), usato per un'azione generica in un tempo antecedente ad un'azione espressa col passato prossimo
  • trapassato remoto (passato remoto+pp), usato per un'azione generica in un tempo antecedente ad un'azione espressa col passato remoto
  • futuro anteriore (futuro semplice+pp), usato per un'azione generica in un tempo futuro antecedente ad un'azione espressa col futuro semplice

Tempo presente

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -o -o -o / -isco
tu -i -i -i / -isci
lui, lei -a -e -e / -isce
noi -iamo -iamo -iamo
voi -ate -ete -ite
loro -ano -ono -ono / -iscono

Tempo imperfetto

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -avo -evo -ivo
tu -avi -evi -ivi
lui, lei -ava -eva -iva
noi -avamo -evamo -ivamo
voi -avate -evate -ivate
loro -avano -evano -ivano

Tempo passato remoto

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -ai -ei, -etti(1) -ii
tu -asti -esti -isti
lui, lei -é, -ette(2)
noi -ammo -emmo -immo
voi -aste -este -iste
loro -arono -erono, -ettero(3) -irono

(1) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza è -i, ma cambia la radice del verbo. (cadere > caddi; scrivere > scrissi; tenere > tenni; etc.)
(2) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza è -e, ma cambia la radice del verbo. (cadere > cadde; scrivere > scrisse; tenere > tenne; etc.)
(3) per molti verbi della seconda coniugazione la desinenza è -ero, ma cambia la radice del verbo. (cadere > caddero; scrivere > scrissero; tenere > tennero; etc.)


Tempo futuro semplice

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -erò -(e)rò -irò
tu -erai -(e)rai -irai
lui, lei -erà -(e)rà -irà
noi -eremo -(e)remo -iremo
voi -erete -(e)rete -irete
loro -eranno -(e)ranno -iranno

Modo congiuntivo

Si usa nelle proposizioni subordinate per esprimere ipotesi o dubbi nei casi in cui la subordinata è retta da congiunzioni quali "che", "se", "perché", "affinché".
Ci sono due tempi semplici:

  • presente, usato per un'azione contemporanea ad una espressa dall'indicativo presente o futuro
  • imperfetto, usato per un'azione contemporanea ad una espressa da un tempo passato dall'indicativo, per un'azione passata ma continuata o non terminata rispetto ad una espressa dall'indicativo presente, o nel periodo ipotetico del secondo tipo

che danno forma a due ulteriori tempi composti con l'usiliare coniugato e il participio passato:

  • passato (presente+pp), usato per un'azione passata e terminata rispetto ad una espressa dall'indicativo presente o futuro
  • trapassato (imperfetto+pp), usato per un'azione passata rispetto ad una espressa da un tempo passato dell'indicativo, o nel periodo ipotetico del terzo tipo

Nei casi in cui il congiuntivo manca, si usa:

  • l'indicativo futuro semplice, quando l'azione è futura rispetto ad un'azione presente o futura
  • l'indicativo futuro anteriore, quando l'azione è futura rispetto ad un'azione presente o futura ma antecedente ad un'altra azione futura
  • il condizionale passato, quando l'azione è futura rispetto ad un'azione passata

Tempo presente

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -i -a -a / -isca
tu -i -a -a / -isca
lui, lei -i -a -a / -isca
noi -iamo -iamo -iamo
voi -iate -iate -iate
loro -ino -ano -ano / -iscano

Tempo imperfetto

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -assi -essi -issi
tu -assi -essi -issi
lui, lei -asse -esse -isse
noi -assimo -essimo -issimo
voi -aste -este -iste
loro -assero -essero -issero

Modo condizionale

Si usa per esprimere desideri e a seguito di proposizioni ipotetiche introdotte da se + congiuntivo. Ha due tempi: uno semplice, il presente, e uno composto, il passato, formato dal condizionale presente del verbo ausiliare unito al participio passato del verbo; ad esempio, "io avrei parlato, io sarei caduto".

Tempo presente

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
io -erei -erei -irei
tu -eresti -eresti -iresti
lui, lei -erebbe -erebbe -irebbe
noi -eremmo -eremmo -iremmo
voi -ereste -ereste -ireste
loro -ebbero -ebbero -ebbero

Modo imperativo

Si usa per impartire ordini e istruzioni. Rifiuta sempre il pronome personale soggetto.

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. partire / capire
2a pers. sing. -a -i -i
2a pers. plur. -ate -ete -ite

Per le persone diverse dalla seconda singolare e plurale, viene usata la corrispondente voce del congiuntivo (congiuntivo esortativo).

Modo gerundio

Si usa con il verbo "stare" per la costruzione di frasi progressive ("sto andando a Roma", quindi sono in viaggio), oppure al posto di una frase subordinata temporale o causale ("vedendo il sole, uscì). Esiste il gerundio presente, un tempo semplice, e il gerundio passato, tempo composto formato dal gerundio presente dell'ausiliare e dal participio passato del verbo: "avendo parlato - essendo caduto".
A volte nel gerundio passato l'usiliare è omesso, e rimane il solo participio passato con la stessa funzione del gerundio.

Come l'infinito, è impersonale.

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. partire / capire
-ando -endo -endo

Modo participio

È il modo che esprime un soggetto nell'atto o nella qualifica di chi compie l'azione: "il quorum è raggiunto se si recano a votare la maggioranza degli aventi diritto al voto". Può essere espresso anche al passato come tempo composto a partire dal presente ("aventi avuto"). Si accorda per numero col soggetto.

Quello che nelle grammatiche (e in questo articolo) è indicato come participio passato è invece una forma passiva usata principalmente per la costruzione dei tempi composti. Viene inoltre usato come aggettivo per descrivere la persona o la cosa avente ricevuto un'azione: "i piatti lavati vengono quindi ascuigati" = "i piatti che sono stati lavati vengono quindi asciugati" o "i piatti, dopo essere stati lavati, vengono quindi asciugati".

-are
es. parlare
-ere
es. godere
-ire
es. dormire / capire
presente -ante -ente -ente
passato -ato -uto -ito

Vedere sopra per quanto riguarda l'eventuale declinazione del participio passato.

Accenti

  Lo stesso argomento in dettaglio: Accento (ortografia).

Apostrofi

  Lo stesso argomento in dettaglio: Apostrofo.

Collegamenti esterni

Tavole di coniugazione dei verbi italiani