Dobbiaco

comune dell'Alto Adige, Italia

Dobbiaco (in tedesco Toblach) è un comune di 3.263 abitanti[1] della Provincia Autonoma di Bolzano. Dobbiaco è un comune delle Tre Cime, assieme ai comuni di Sesto e San Candido.

Template:Comune

Il territorio comunale.
La montagna che sovrasta il paese di Dobbiaco, Cima Nove.
Una vista panoramica del paese di Dobbiaco, dalla frazione di Santa Maria.

Dobbiaco si trova a 1.256 metri sopra il livello del mare, in Val Pusteria, la cosiddetta valle verde, protetto a sud dalle pareti rocciose delle Dolomiti (Cima Nove, Monte Serla) mentre dall'altro lato troviamo la catena delle Alpi dei Tauri Occidentali e delle Alpi Carniche (Cornetto di Confine, Corno Fana), le quali vanno a formare la conca di Dobbiaco.

Geografia fisica

Territorio

Grazie alla sua posizione strategica, durante l'epoca medioevale Dobbiaco era un centro di scambi internazionali: infatti il paese è situato sull'incrocio tra le più importanti vie di comunicazione, che portano da Venezia fino alla Baviera.

Dobbiaco è divisa in due parti dallo spartiacque alpino della sella di Dobbiaco ed è inoltre bagnata dal fiume Drava, il quale è immissario del Danubio, che a sua volta sfocia nel Mar Nero. La Drava nasce a est del paese e, pur essendo la sua sorgente un modesto rigagnolo, costituisce il corso d'acqua più lungo appartenente (sia pure per un piccolo tratto) alla Repubblica Italiana.

Altro fiume importante, che scorre attraverso il paese, è la Rienza, che nasce ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e passando per il lago di Dobbiaco, percorre tutta la val Pusteria fino a Bressanone, ove sfocia nell'Isarco, per poi confluire nell'Adige. Il fiume appartiene perciò al bacino del Mar Adriatico.

Il paese è suddiviso in due zone denominate Dobbiaco Vecchia, che si trova in posizione maggiormente elevata (1.256 m s.l.m.[2]) e precisamente all'interno della valle San Sivestro, (l'omonimo rio è un affluente della Rienza) e Dobbiaco Nuova, sorta agli inizi del novecento in prossimità della stazione ferroviaria e costituita proprio a cavallo della sella. Le due zone sono nettamente separate dal transito della statale della Pusteria.

Il territorio comunale ha una superficie di 126,3 km², ma soltanto 11,5 km² di questi sono insediati[3].

Alcune aree del territorio comunale di Dobbiaco sono comprese nel parco naturale Dolomiti di Sesto e nel parco naturale Fanes - Sennes e Braies.

Clima

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Dobbiaco.

Dobbiaco è classificata climaticamente come zona F, 4503, 1256.

All'interno del paese inoltre è ubicata la stazione meteorologica di Dobbiaco, la quale è ufficialmente riconosciuta dall'organizzazione meteorologica mondiale ed è inoltre il punto di riferimento per lo studio del clima della corrispondente area alpina.


DOBBIACO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) −0,42,26,110,315,018,821,420,517,712,14,6−0,40,510,520,211,510,7
T. min. media (°C) −8,7−7,3−3,80,03,97,39,28,86,11,9−3,3−7,8−7,90,08,41,60,5
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 30262515410021023298544135165
Precipitazioni (mm) 27,633,940,745,179,192,8109,1101,966,554,748,231,693,1164,9303,8169,4731,2
Giorni di pioggia 44671112121286651324362093
Umidità relativa media (%) 71676464656260636669727470,764,361,76966,4

Storia

Toponimo

Il toponimo è attestato nel 827 come vico Duplago, in seguito germanizzato in Doublach (893) e successivamente in Toblach (1020). Il nome è probabilmente preromano e la sua etimologia non è conosciuta con sicurezza, in quanto da una parte viene esclusa una derivazione dalla radice *tob- ("burrone")[4], e dall'altra si afferma che il suffisso (-acu, -ago, in ted. -ach) possa essere di derivazione pretedesca[5].

Una tesi ha affermato l'origine del nome Dobbiaco, da Duplagum, ovvero due-acque, in quanto nelle vicinanze del paese si trovano sia i due laghi (il lago di Dobbiaco ed il lago di Landro), che le sorgenti di due importanti fiumi (la Drava e la Rienza)[6].

Preistoria

I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro.

Periodo romano

Nel V secolo a.C. vi furono delle penetrazioni nel territorio da parte di tribù celtiche, le quali a partire dal II secolo a.C. si fusero con le popolazioni locali costituendo così il regno del Norico; tale Regno però nel 15 a.C. decise di sottomettersi ai Romani, in quanto non ebbe forze tali per difendersi dagli attacchi; circa nello stesso periodo i Romani fondarono la stazione di Littamo presso il vicino paese di San Candido. Nel I secolo d.C. i Romani costruirono la strada della Val Pusteria, il cui itinerario non è ancora stato del tutto rintracciato (tuttavia tra le poche informazioni assodate, si sa che la strada romana attraversava il ponte delle Grazze[6]).

Dal Medioevo al 1800

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Dobbiaco assieme al nord d'Italia passò sotto i domini di germani, ostrogoti e longobardi[7].

Nel IV secolo al linguaggio del latino popolare si affiancò sempre più un linguaggio celto-illirico, il quale finì per sostituirsi ad esso e divenire in seguito la lingua ladina.

Nel 612, quando il duca Tassilone sconfisse definitivamente le ondate di orde slave, grazie alla battaglia finale tenutasi nei pressi della Costa Nosellari di Dobbiaco (da qui il nome di un colle: Viktoriabühel), la Pusteria entrò a far parte della Baviera.

I baiuvari furono i responsabili della diffusione del cristianesimo nell'area della Pusteria, attraverso l'operato del duca Tassilone III, il quale nel 769 fondò a San Candido un'abbazia benedettina; nel periodo successivo iniziarono a nascere le comunità locali, tra le quali naturalmente anche quella di Dobbiaco, ed inoltre vi fu la ripresa dello sfruttamento agricolo delle terre.

Negli anni successivi i monaci di San Candido iniziarono la costruzione della chiesa parrocchiale di Dobbiaco, per la cura delle anime della popolazione. Tale chiesa venne dedicata a San Giovanni Battista, santo a cui erano devoti, appunto, i monaci Benedettini dell'abbazia San Candido.

Il Ducato bavaro negli anni si espanse anche oltre la sella di Dobbiaco, entrando in contatto con il popolo dei franchi, i quali nel 773 con alla guida Carlo Magno, conquistarono il regno Longobardo, annettendolo al Regno dei Franchi.

In questo periodo venne usato per la prima volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago; successivamente, intorno al 1020, comparse il nome di Topplach ed in un documento del 1158 venne attestata per la prima volta la denominazione Toblach.[6]

Nel periodo a cavallo del millennio, Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi dei principi Vescovi, e Dobbiaco assieme alla Pusteria fu assegnata alla Principe-Vescovo di Bressanone nel 1091. I Principi-Vescovi decisero di cedere i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche della contea, e quindi Dobbiaco e la Pusteria passo ai conti di Gorizia-Tirolo.

Mel 1363 Margharethe Maultasch, vedova del duca Ludovico di Bavaria, cedette assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Con la Pace di Schärding, la Bavaria rinunciò in seguito al Tirolo, e attorno al 1500, con la fine della dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono di competenza di Vienna.

Dopo l'incoronazione a imperatore del Sacro Romano Impero, Massimiliano I dichiarò guerra alla Repubblica di Venezia e decise di attaccarla da Dobbiaco attraverso la valle di Landro. Lo stesso infatti, si recò a Dobbiaco sia nel 1508 che nel 1511, per impartire le direttive di guerra.

File:DobbiacoStazione.AereiBavaresi -9squadriglia.JPG
Aeromobili bavaresi della 9a squadriglia in arrivo alla stazione di Dobbiaco, durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel periodo tra il 1792 e il 1815, con le guerre napoleoniche, il Tirolo cadde sotto il dominio della Baviera, ma si rifutò di stare sotto di lei, e insorse. L'Austria però perse e venne quindi suddivisa in tre parti: per un breve periodo la Pusteria (fino a Dobbiaco) passò al Regno Italico, mentre San Candido, fu assegnato alle province Illiriche, ed il paese di Villabassa al Regno di Baviera. Sconfitto Napoleone, il 26 giugno 1814, e in seguito al Congresso di Vienna del 1815, le Venezie, la Lombardia e il Tirolo, Dobbiaco compresa, passarono nuovamente all'Austria.

Dalla metà del secolo XIX, il turismo iniziò a svilupparsi anche nel paese di Dobbiaco, anche grazie alla costruzione di una nuova linea ferroviaria nel 1871, la quale collegava Vienna alla Val d'Adige, percorrendo la Val Pusteria (la Südbahnlinie). Ulteriore causa dell'incremento turistico fu l'edificazione di un nuovo e grande albergo (il Grand Hotel), oggi centro culturale e congressi. Con il passare degli anni la fama del paese come luogo di cura e meta di soggiorno aumentò: durante il secolo XIX, infatti, sia Dobbiaco che San Candido divennero delle frequentate mete terapeutiche, come fu anche attestato dalla lirica di Sergio Corazzini Toblack. Durante quest'epoca si diffuse inoltre sempre più l'alpinismo, con la conquista delle maggiori vette da parte degli scalatori.[8]

Nel marzo 1905, anche per favorire il fiorente turismo, venne autorizzato il progetto di un collegamento ferroviario tra Cortina d'Ampezzo e Dobbiaco; con lo scoppio del primo conflitto mondiale il progetto si arenò, così come il turismo, poiché le Dolomiti diventarono un enorme teatro di guerra, i cui attori furono l'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia. In realtà, i lavori per la realizzazione di una linea di tipo decauville iniziarono sia da un lato che dall'altro, ma esclusivamente per permettere l'arrivo al fronte del materiale bellico e logistico.

Durante il conflitto la situazione apparse delicata, soprattutto per Dobbiaco, in quanto la valle di Landro rappresentò una porta aperta per le truppe italiane; basti pensare che dal monte Cristallo (dove venne installato un osservatorio di artiglieria italiana) si poteva tenere sotto sorveglianza i movimenti di Dobbiaco Vecchia. Il 28 febbraio 1916 iniziarono i primi bombardamenti sul paese, i quali provocarono lo sfollamento della popolazione. Il paese subì gravi danneggiamenti, in particolare Dobbiaco Nuova, nella quale l'obiettivo militare principale era la ferrovia. Le bombe però colpirono anche Dobbiaco Vecchia, compreso il cimitero e la chiesa, la quale venne colpita proprio da una granata il 7 luglio 1916. Necessità belliche di procurarsi il bronzo per i mortai, portarono alla requisizione di quattro antiche campane dal campanile della chiesa. Fortunatamente per il paese, con la disfatta di Caporetto (nel 1917) il fronte si allontanò. L'Armistizio di Villa Giusti ricomprese Dobbiaco nella zona assegnata all'Italia fino al monte di Dobbiaco. Con il trattato di Saint Germain (1919), il confine non fu posto alla sella di Dobbiaco, bensì 12 chilometri più ad est[9]. In seguito per ricordare i caduti del conflitto venne edificato nei pressi della Croda dell´Acqua (ted. Nasswand) un cimitero militare, e precisamente per i soldati dell´Impero austro-ungarico di lingua diversa da quella tedesca.

Dal 1918 al 1945

 
Il treno della ferrovia delle Dolomiti, presso il passaggio a livello di Villa Alba.
 
L'opera 9, uno dei bunker difensivi dello Sbarramento Dobbiaco.

Solamente dopo la fine della guerra, nella primavera del 1919, si mise nuovamente mano al collegamento ferroviario tra Cortina e Dobbiaco, ed infatti attraverso il lavoro del genio militare, si completò la costruzione: la ferrovia delle Dolomiti venne attivata nel giugno del 1921, usando inizialmente per la trazione le locomotive abbandonate dagli austriaci. Fu una ferrovia a scartamento ridotto, in principio gestita da una direzione militare e successivamente dal Regio Circolo Ferroviario di Bolzano.

Durante il periodo fascista, soprattutto per l'operato di Ettore Tolomei, venne attuata un'opera di italianizzazione all'interno della regione: naturalmente ne pagò le conseguenze la popolazione di madrelingua tedesca, in quanto fu proibito l'uso della lingua e vi fu anche l'abolizione della scuola in madre lingua tedesca. Poiché Dobbiaco è collocata nelle vicinanze del confine di stato, dal '39 vennero erette delle opere di fortificazione al fine di impedire, o comunque rallentare, un'invasione dell'Italia da parte dei nazisti. Sono così realizzati lo Sbarramento Dobbiaco e lo Sbarramento della Val di Landro, facenti parte del Vallo Alpino in Alto Adige[10].

Nonostante ciò, a Dobbiaco e in tutto l'Alto Adige non vi furono quasi combattimenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Attualmente rimane di stanza a Dobbiaco il 6º Reggimento Alpini, presso la caserma Piave; inoltre c'è una piccola base dell'aeronautica militare, nei pressi dell'aeroporto. Nonostante non vi siano stati combattimenti, a Dobbiaco entrò in funzione un piccolo sottocampo del campo di transito di Bolzano, che ospitava circa 300 persone che furono liberate dagli americani soltanto l'8 maggio 1945.

Dal 1945 ad oggi

Nel 1948 fu sottoscritto lo Statuto di Autonomia tra la Regione Trentino-Alto Adige e il governo italiano, con cui si tutelano le minoranze linguistiche e si garantisce la pacifica convivenza dei tre gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino).

Nel dopoguerra il paese ha un nuovo sviluppo economico, grazie anche alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, durante le quali il dobbiacense Eugenio Monti vinse una medaglia d'argento nel bob a due.

La ferrovia delle Dolomiti cessò i suoi servizi alle ore 18.20 del 17 maggio 1964, quando da Cortina partì l'ultimo convoglio viaggiatori[11].

Attualmente il tracciato della ferrovia fra Dobbiaco e Cortina viene mantenuto in efficienza come percorso di sci di fondo durante l'inverno e come pista ciclabile nelle stagioni estive.

Simboli

File:Dobbiaco-Stemma.png

Lo stemma del comune di Dobbiaco è suddiviso verticalmente in due colori: bianco e rosso; al centro lo stemma ha un cerchio ulteriormente suddiviso nei colori rosso e bianco.

L'origine dello stemma, e del suo motivo araldico, risale ad una nobile famiglia, che una volta risiedeva nel Castello di Dobbiaco, il Castello degli Herbst[3].

Monumenti e luoghi d'interesse

Monumenti

Il castello degli Herbst

 
Il castello degli Herbst.

Nel centro cittadino (precisamente dietro la chiesa parrocchiale) si trova il castello degli Herbst, una struttura imponente difesa da alte mura merlate.

Il castello, già esistente in forma di un vecchio torrione veneziano, fu comprato nel 1500 dai fratelli Cristoph e Kaspar Herbst, del ducato di Krania, arrivati a Dobbiaco perché inviati dall'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo. All'interno quindi del castello i fratelli Herbst fecero la sede del loro giudicato. Successivamente il castello fu adibito a fortificazione con un cunicolo sotterraneo segreto che portava alla cosiddetta "Torre Rossa". Una leggenda del paese racconta di una sera di festeggiamenti al castello, dove il signore Cristoforo Herbst, in preda ai fumi del vino, senza alcuna ragione fece rinchiudere uno sconosciuto nelle prigioni sotterranee del castello, per poi lasciarlo morire. La coscienza sporca di Cristoforo e le notti insonni della moglie convinsero i due ad attraversare tutta l'Italia, per recarsi nella città eterna, Roma, a chiedere il perdono dei propri peccati. Giunti infatti a Roma, fecero il voto di portare attorno al collo una catena di ferro come segno di penitenza fino alla loro morte, e così fecero. A testimonianza dell'accaduto, ancora oggi nella chiesa di Dobbiaco sono raffigurati i due nobili in preghiera e con una catena di ferro al collo.

Il castello fu inoltre utilizzato nel 1511 come quartier generale dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, che ivi convocò la dieta d´Augusta.

Nel 1906 all'interno della tenuta furono ritrovati numerosi scheletri; a seguito di tale scoperta gli storici affermarono che una delle numerose alluvioni avesse sommerso le prigioni interne al castello, sommergendole di acqua e massi.

Dopo i fratelli Herbst, i quali non ebbero prole, il castello fu acquisito dai fratelli Gössl di San Candido, in seguito da Hans Karl von Frak, e nel XVII secolo dalla casata dei Walter. Nel 1747 il castello venne acquistato dai Signori Klebelsberg di Brunico, e dopo ancora dai Baroni Bossi Fedrigotti. Poco prima della seconda guerra mondiale il castello fu acquisito dalla Contessa Sayn-Wittgenstein. In fine nel 1960, il castello fu acquistato e rinnovato dal Marchese Stefano Cavalcabò Misuracchi Fratta.

La Torre Rossa

Il nome originario della torre è Hornberger Turm, deriva dal nome del suo costruttore, originario della Carinzia, il quale la edificò nel 1430, per scopi difensivi. Successivamente il nome fu tramutato in Torre Rossa, in quanto le sue pareti esterne furono ridipinte di tale colore.

La torre attualmente ha una foggia insolita, non è particolarmente alta, e si sviluppa con una forma quadrata e piuttosto tozza. La sua esigua altezza è dovuta dal fatto che nel IX secolo, il rio della vicina frazione di San Silvestro straripò provocando un alluvione sulla parte vecchia del paese. Nel corso dei secoli, diversi furono i proprietari dell'edificio, tra cui la famiglia nobiliare Kurz zu Thurn nel 1559 e i signori di Winkelshofen nel 1580, fino all'acquisto nel 1736 da parte di membri della famiglia nobiliare Taschler, i quali ne sono tuttora proprietari. Inoltre la Torre Rossa fu importante sia durante il periodo degli Herbst (in quanto collegata al castello acquistato da loro), che successivamente, durante il periodo dei fratelli Künigl. Rispetto all'impianto originario, la torre ha perso delle strutture difensive ai suoi angoli; inoltre nel passato vi era un passaggio sotterraneo collegante la torre al castello degli Herbst, costruito per consentire un'eventuale fuga da un assedio al castello. Purtroppo non sono mai stati effettuati scavi di tipo esplorativo per constatarne le dimensioni e il tragitto, oltre all'attuale solidità, del cunicolo[6].

Nella Sala dei Cavalieri, una delle sale della torre, si trovava un quadro di Tiziano; purtroppo attualmente non se ne sa più nulla, in quanto il fabbricato è in mano a privati.

Grand Hotel

 
Il Grand Hotel di Dobbiaco.
 
L'ostello della gioventù, nel Grand Hotel di Dobbiaco

Il complesso del Grand Hotel fu edificato nel 1877: oltre ad essere stato il primo albergo di Dobbiaco fu anche uno dei primi della val Pusteria, ed inoltre all'epoca era ritenuto una degli hotel più all'avanguardia. Secondo il piano originario, assieme ad esso si doveva costruire anche la linea ferroviaria Südbahn (collegamento tra Lienz e Fortezza): infatti il nome originario era Südbahnhotel.

L'edificio vide fra i suoi ospiti molti nobili, tra cui il principe ereditario tedesco Federico Guglielmo, il re Alberto di Sassonia, la principessa ereditaria austriaca granduchessa Stephanie ed infine il re Milan di Serbia.

Durante il primo conflitto mondiale l'albergo subì diversi danni, mai riparati; in seguito alla guerra il complesso fu quindi totalmente abbandonato. Finalmente nel 1934 fu messo all'asta e quindi comprato dall'Istituto di Credito Fondiario delle Tre Venezie.

Purtroppo la sua rinascita dovette attendere ancora molti anni: infatti la struttura cambiò diversi proprietari, tra cui lo stesso Stato Italiano. Fortunatamente nel 1991 il complesso passò alla provincia di Bolzano, che ne curò il restauro, conservando la struttura originale dell'hotel, tuttavia ne cambiò la sua funzione. Infatti il Grand Hotel è ora adibito a diverse funzioni: centro congressi e culturale, ostello della gioventù, bar, centro visite dei parchi naturali, scuola di musica, servizio per i giovani, centro di formazione, appartamenti sociali e una casa per ferie della curia.

Fiore all'occhiello del complesso è la sala auditorium Gustav Mahler, con 460 posti ed un'eccellente acustica, dove si tengono numerosi concerti.

 
La chiesa parrocchiale di Dobbiaco, dedicata a San Giovanni.
 
La cappella del Santo Sepolcro di Lerschach, che conclude la Via Crucis.

Luoghi di culto

La chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista è il principale edificio religioso del paese. Sorge sui resti, oggi non più visibili, della chiesa costruita dai benedettini nella prima metà del IX secolo. L'attuale struttura, progettata dall'architetto dobbiacense Rudolf Schraffl, risale al 1764-1774.

La parrocchiale di Dobbiaco è considerata la più importante e riuscita chiesa barocca della Val Pusteria. Risparmiata dagli appesantimenti, dagli orpelli indiscriminati e dagli svolazzi rococò affliggenti molte chiese dell'Alta Pusteria edificate nel medesimo stile, il suo impianto offre all'esterno linee leggere e forme ben proporzionate. Gli affreschi del soffitto, raffiguranti la storia di San Giovanni Battista, così come la pala dell'altare e la maggior parte degli altri dipinti, sono opera di Franz Anton Zeiller. A Johann Perger si devono invece i bei complessi scultorei dell'altare maggiore e del tabernacolo[12].

Fino alla metà del XX secolo, accanto alla chiesa parrocchiale si trovava una copia in miniatura dell'edificio.

Il 7 luglio 1916 una granata austriaca cadde sulla chiesa parrocchiale, causandole gravi danni. A seguito dell'accaduto, l'ordigno venne incassato nella parete laterale destra della chiesa, a ricordo dell'episodio.

Via Crucis delle cappelle della passione

La Via Crucis delle cappelle della passione va a costituire il cosiddetto Sacro Monte, ovvero cinque cappelle con il rilievo in marmo, attribuite a Michael Parth, raffiguranti la passione di Cristo. Le cappelle furono costruite nel 1519 su commissione degli Herbst, signori di Dobbiaco. Fanno parte della Via Crucis anche l'originale cappella dei marchesi di Gorizia, nella chiesa parrocchiale, e la cappella rotonda di Lerschnach.

Le stazioni si snodano lungo il paese, fino a raggiungere la cappella di Lerschach, consacrata a San Giuseppe, il cui tabernacolo di forma circolare, è stato edificato sui resti di una precedente chiesetta romanica. La cappella fu voluta da Massimiliano I, così come le altre cappelle della Via Crucis, e ricevette la propria consacrazione solo nel 1568, dal vescovo ausiliare di Bressanone Giovanni von Spaur; le sue campane e quelle di altri edifici religiosi, furono messe all´asta per volere di Giuseppe II [13].

Il santuario di Santa Maria

Il santuario è collocato nell'omonima frazione (nome tedesco Aufkirchen ( traduzione letterale in italiano: chiesa collocata in alto ), 1322 m), un chilometro ad ovest di Dobbiaco Vecchia. La chiesa fu edificata nel 1457, e nella prima metà del '300 divenne un'importante meta di pellegrinaggio. nel 1877fu sottoposta ad un restauro radicale in stile neogotico. Nel 1983, nel corso di ulteriori interventi, affiorarono affreschi del '400 raffiguranti vari santi e alcuni stemmi nobiliari, a conferma dell'importanza del santuario nella devozione dei tirolesi.

Il campanile è affrescato con un'inconsueta ed enorme immagine di San Cristoforo portante sulle spalle Gesù Bambino, e con i blasoni di Gorizia e del Tirolo, probabilmente realizzato da Simone da Tesido all'inizio del '500.

Sentiero di meditazione a San Pietro in Monte

Sulla collina boscosa sovrastante la frazione di Santa Maria sorge l'antica chiesetta di San Pietro in Monte, ricostruita nel 1996 a partire da un cumulo di pietre in rovina. La chiesa è realizzata in uno stile sobrio che ben si accorda al bosco circostante, ed è raggiungibile in circa venti minuti da Santa Maria, seguendo un sentiero di meditazione: si tratta di un tracciato nel bosco, attrezzato di corrimani, panchine e piazzole, in cui sono stati posti monoliti granitici con piccole statue in bronzo. L'intero ciclo è ispirato alla vicenda biblica di San Pietro.

Il primo riferimento alla chiesa è dell´anno 1329. Sotto Giuseppe II viene sconsacrata e chiusa al pubblico, le campane vengono messe all'asta e l'antico altare gotico trasferito nel Castello di Ambras, presso Innsbruck.

All'interno della chiesa è conservato un San Cristoforo del XVI secolo.

Chiesetta vecchia di Franadega

La chiesetta si trova nei pressi del maso Taschler, in località Franadega. La data di origine della cappella non è nota, né determinabile: è noto invece che la parte più recente della cappella risale al 1595, così come si può leggere da una pietra posta presso la porta di accesso.

Un tempo la chiesetta si trovava su un percorso collegante Monguelfo a Dobbiaco, passando per la Valle di Casies.


Società

Appartenenza linguistica

Dall'ultimo censimento del 2001, gli abitanti di Dobbiaco si sono dichiarati in maggioranza di madrelingua tedesca[14]: Template:Appartenenza linguistica

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[15]

Cultura

Biblioteche

  • Biblioteca ecclesiastica, in via Herbstenburg
  • Biblioteca locale - Örtliche Bibliothek, in piazza delle scuole

Scuole

Dobbico ha due scuole dell'infanzia, due primarie, due secondarie di primo grado, rispettivamente in lingua italiana e in lingua tedesca. Il ciclo delle tre scuole è stato recentemente raggruppato in un istituto comprensivo, sempre uno italiano e uno tedesco.

Anche nella frazione di Valle San Silvestro è presente una scuola materna e una elementare in lingua tedesca.

 
Gustav Mahler nel 1909.
 
La statua di Gustav Mahler in piazza a Dobbiaco.

Cinema

Tra i film girati nei dintorni di Dobbiaco, si ricordano:

Personalità legate a Dobbiaco

Gustav Mahler a Dobbiaco

Da Dobbiaco Nuova si può raggiungere in breve la località Carbonin Vecchia (ted. Altschluderbach, da non confondersi con Carbonin), dove si trova il maso Trenker: qui il compositore Gustav Mahler trascorse i mesi estivi dal 1908 al 1910, e vi compose la Nona sinfonia, la Decima (incompiuta) e il celebre Canto della terra (ted. Lied von der Erde), alla cui esecuzione, però, l'autore non ha mai avuto la possibilità di assistere[16]. All'interno del maso è possibile visitare la stanza dove il musicista soggiornò con la moglie Alma.

A pochi metri di distanza si trova un parco della fauna selvatica, dove sono ospitate alcune specie di animali montani della zona. All'interno del parco sorge la cosiddetta casetta di composizione: un piccolo edificio in legno in cui Mahler si ritirava in solitudine a creare la sua musica.

In suo ricordo, dal 1981 ogni anno si tiene a Dobbiaco un festival musicale, la cosiddetta "Settimana Mahleriana", che oltre ad un ciclo di conferenze offre un ricco calendario di concerti. A Mahler è dedicata la sala auditorium del centro congressi Grand Hotel, e una statua nella piazza principale del paese.

A poca distanza dal maso Trenker, lungo il sentiero 27, si trovano le sorgenti idrominerali dei Bagni di Maia, citate per la prima volta nel 1273 e apprezzate anche dall'imperatore Massimiliano I, il quale vi soggiornò nel 1511 per rimettersi in salute. Lo stabilimento è oggi chiuso, anche se resta a disposizione dei visitatori una piccola cappella con una fonte d'acqua[17].

Eventi

 
Il festival delle mongolfiere, a Dobbiaco.
 
Un krampus che sfila lungo le vie del centro di Dobbiaco durante la festa di San Nicolò.
  • Gennaio:
  • Giugno:
    • La Cortina-Dobbiaco maratona: gara di corsa[22]
    • Il Festival Internazionale di Canto Corale "Alta Pusteria"[23]
  • Agosto:
    • La tradizionale marcia notturna Dobbiaco: si tiene ogni 14 agosto
    • Il Grande Corteo di Costumi Tradizionali: il 15 agosto
  • Settembre:
    • La Tre Cime Alpin Marathon[26]
 
La centrale di teleriscaldamento.
 
Le montagne di segatura che andranno ad alimentare la centrale di teleriscaldamento.
 
La centrale di teleriscaldamento, e in primo piano l'aeroporto.
 
Le tre casette del mondo magico della foresta, circuito informativo sito nel bosco alle spalle del Grand Hotel.

Economia

La centrale di teleriscaldamento

Dato che il 42% del territorio dell'Alto Adige è ricoperto da boschi e foreste, negli ultimi anni si sta cercando di sfruttare al meglio tale fonte di energia pulita e rinnovabile, ovvero il legname. Dal 1998 esiste a Dobbiaco una centrale di teleriscaldamento, a cui si è collegata anche la rete del limitrofo comune di San Candido. Il 24 settembre 1999 Dobbiaco assieme a San Candido sono due dei sei soci fondatori del Consorzio Biomassa Alto Adige[27].

Il 25 giugno 2005 la centrale è stata ampliata e radicalmente ristrutturata con il nuovo gruppo per la produzione combinata di energia termoelettrica. L'impianto produce e diffonde energia termica eco-compatibile per i comuni di Dobbiaco e San Candido e per le loro frazioni.

Il sistema di produzione di energia sfrutta come materia prima il cippato di legno, ovvero gli scarti delle segherie o del disboscamento. Usando il cippato come combustibile si produce energia termica, che a sua volta riscalda un fluido di lavoro che si vaporizza e si espande in una turbina; quest'ultima è collegata ad un alternatore che genera energia elettrica. Contemporaneamente, la parte residuale dell'energia termica prodotta dalla combustione del cippato di legno è impiegata per riscaldare un olio diatermico che fluisce all'interno di un circuito di produzione del vapore utilizzato nel teleriscaldamento propriamente detto; il calore così trasportato è quello che infine verrà utilizzato per riscaldare le case dei due paesi. I punti vincenti di una siffatta centrale sono l'utilizzo di materie prime rinnovabili, che provengono da scarti di altre lavorazioni (il cippato è proveniente dalla Finlandia), e non ultimo una minima emissione di gas di scarico, grazie all'utilizzo combinato di un filtro elettrico e uno di condensazione.[28]

La rete di teleriscaldamento deve far sì che il vapore arrivi molto caldo alle case. Perciò, in entrambi i paesi esistono due condotte molto ben isolate: una in mandata ed una in ritorno. L'utilizzatore finale potrà utilizzare il suo vecchio impianto interno, ed avrà il vantaggio di avere sempre l'acqua ben calda e immediatamente disponibile.

Per un impiego più efficiente, vengono utilizzati degli scambiatori di calore, per far sì che l'acqua di ritorno, possa andare a scaldare quella di andata.

Visite all'impianto

La centrale di teleriscaldamento è stata progettata fin dall'inizio per offrire oltre al calore (per 1200 abitazioni), anche informazione. Il fatto che la centrale sia interamente visitabile, anche al suo interno, attraverso percorsi guidati che si effettuano settimanalmente, la rendono il primo circuito informativo sulla biomassa in Europa.

Le produzioni casearie

La produzione lattiero-casearia dobbiacense è caratterizzata dalla presenza di una latteria sociale, costituita in forma cooperativa nel 1883, e pertanto una delle più antiche dell'Alto Adige. Dopo la fusione con l'analoga associazione di San Candido, nel 2004 si è inaugurata la nuova sede della Latteria, permettendo al visitatore di seguire da vicino tutte le fasi della lavorazione del latte. I prodotti caseari della cooperativa sono soprattutto formaggi, come ad esempio la Stanga di Dobbiaco, il tipico formaggio di Dobbiaco, e il formaggio Alta Pusteria, entrambi inseriti nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

Una prima parte del percorso si trova nel piccolo museo, ed è incentrata sulla storia e lo sviluppo delle tecniche di lavorazione casearia nel corso dei secoli. Successivamente l'itinerario prevede una visita guidata alla zona di produzione.

Radiounda

La "Unda Società per la Fabbricazione di Apparecchi di Meccanica Fine", fu fondata il 22 agosto 1925, con la licenza di costruzione numero 4, ovvero una delle prime in Italia. La società si costituì con un capitale iniziale di 75.000 lire e 15 dipendenti, dall'allora ventenne Max Glauber.

La società ebbe subito una grande notorietà in quanto era famosa per le sue produzioni di alta precisione, soprattutto di condensatori variabili a minima perdita, esportati in Francia, Olanda, Belgio e Svizzera. Durante gli anni trenta la società fu molto rinomata e partecipò a molte fiere e mostre a Milano.

Purtroppo a seguito degli accordi Italo-Germanici del 23 giugno 1939, durante la primavera del 1940, Radiounda si dovette trasferire a Como[29].

Turismo

Dobbiaco vanta una tradizione secolare in campo turistico ed offre una importante varietà di offerte vacanziere. La favorevole posizione geografica, la vicinanza alle vette più famose delle Dolomiti (tra cui le rinomate Tre Cime di Lavaredo), il clima e le molteplici attività culturali e sportive, sono alcuni dei motivi che hanno reso Dobbiaco una tra le località più note dell'Alto Adige. Un interessante panorama artistico e naturale si spalanca davanti al visitatore: cappelle, antichi masi, sentieri di prati coltivati e non, azzurri specchi d'acqua, boschi ombrosi ed estesi parchi naturali, i quali sono ricchi di flora e di fauna.

Data la sua importanza come centro turistico, Dobbiaco offre una capacità ricettiva in alberghi e camping di quasi 6.000 posti letto, triplicandone nelle alte stagioni turistiche la sua popolazione. Ogni anno si recano in visita a Dobbiaco 508.980 turisti, di cui circa il 75% sono italiani[3].


Principali luoghi di interesse

 
Un elicottero Agusta-Bell AB 205 in decollo dall'eliporto di Dobbiaco.
File:DobbiacoAeroporto.JPG
Aeromobili della 9a squadriglia bavarese, presso l'aeroporto di Dobbiaco durante la Prima Guerra Mondiale.

Infrastrutture e trasporti

Aeroporto ed eliporto

  Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Dobbiaco.

Dobbiaco possiede un piccolo aeroporto, nato come scalo militare, e utilizzato durante la prima guerra mondiale dalle truppe austro-ungariche. Dal dopoguerra sino ai giorni nostri, presso il paese è dislocato un distaccamento aeroportuale dell'Aeronautica Militare. Presso l'aeroporto era possibile ottenere l'abilitazione al traino d'alianti; durante uno di questi esami morì Dante Vecchi.[34]

Al giorno d'oggi l'aeroporto è utilizzato per voli turistici: dal 1953 è gestito dalla società Meteor[35]. Nelle stagioni estive è possibile atterrare se si è soci dell'Aeroclub Pusteria[36], mentre in quelle invernali l'aerea dello scalo viene a volte utilizzata come punto di partenza per le numerose competizioni di sci di fondo[37]. La pista d'atterraggio è lunga 700 metri e larga 50[38].

Accanto all'aeroporto c'è un eliporto e una postazione di rifornimento, di cui si servono anche gli elicotteri dell'Aviazione dell'esercito italiano. L'eliporto è pure usato come punto nevralgico per le varie esercitazione militari organizzate dal 6º Reggimento Alpini (sia d'inverno che d'estate) nell'Isola Addestrativa "Val Pusteria" (un'area di 150.000 metri2) per le truppe italiane, quelle NATO e quelle PfP. L'aeroporto viene sfruttato per dare supporto alle esercitazioni di eliassalto (ad esempio con tecnica Fast-Rope), recupero ostaggi ed evacuazione medica.[39]

All'aeroporto di Dobbiaco furono girate alcune scene del film Amanti, per volere del regista Vittorio de Sica, utilizzando un aliante monoposto di tipo SG 38, trainato da un monomotore da traino L5 dell'Aeroclub di Bolzano: i due velivoli erano pilotati rispettivamente da Werner von Fischer e da Siegfried Freisinger.[40]

Mobilità urbana

Dobbiaco è collegata con tutti i maggiori centri abitati della Val Pusteria. A ovest, fino a Fortezza, c'è la ferrovia della Val Pusteria. Verso est, dopo la stazione ferroviaria di San Candido, esiste un collegamento orario gestito dalle Österreichische Bundesbahnen (le ferrovie austriache) fino a Lienz (Austria).

Inoltre la città è collegata con un servizio di autobus di linea con i vicini paesi di San Candido e Sesto, oltre che con Cortina d'Ampezzo.

Nel paese invece è in servizio il Citybus, una piccola corriera che collega Dobbiaco alle sue frazioni.

Amministrazione

Attualmente il sindaco è Bernhard Mair, del partito SVP, mentre il vicesindaco è Anton Tschurtschenthaler, della stessa lista.

Template:ComuniAmministrazione

Consiglio Comunale

In seguito alle elezioni amministrative del 2005, in consiglio comunale sono rappresentate tre liste. La maggioranza è stata conquistata dalla Südtiroler Volkspartei, con il 64,88% dei voti e 13 consiglieri. Fa parte della maggioranza anche la lista civica Lista Indipendenti - Tre Cime, con 3 consiglieri (16,77%). All'opposizione resta invece l'altra lista civica, Freie Wählergemeinschaft - Liste Toblach (18,36% e 4 consiglieri).

 
La Ciclabile delle Dolomiti, d'inverno adibita a pista da sci di fondo.

Sport

Sport invernale

Dobbiaco ha una particolare rilevanza, anche a livello mondiale, per lo sci di fondo: con 200 chilometri di piste e un'arena dedicata a codesto sport, in Italia ne è la vera "capitale". Dall'arena partono tre piste omologate FIS, dedicate agli atleti dobbiacensi che hanno partecipato in passato alle olimpiadi:

Durante l'inverno vi si svolgono molteplici competizioni a livello internazionale, quali gare di Coppa del Mondo di sci di fondo e maratone di sci di fondo. Tra le principali manifestazioni si cita ad esempio la Dobbiaco-Cortina: una gara di 30 chilometri, ormai giunta alla 30a edizione.

La città offre comunque qualche alternativa invernale allo sci di fondo. Infatti sono presenti due piste da sci di discesa: la Trencker e la Rienza, di livello rosso, ovvero per sciatori intermedi. Precedentemente gli impianti sciistici erano situati nella parte nord del paese, però la loro eccessiva esposizione al sole, ne causò il loro spostamento.

Altra offerta è una pista naturale da slittino adatta alle famiglie, a Monte Rota, lunga due chilometri.

A Dobbiaco Vecchia è presente un palazzetto per il pattinaggio su ghiaccio, dove si allena anche la squadra locale di hockey su ghiaccio, gli Icebears[41].

Sebbene lo sport più praticato sia lo sci di fondo, Dobbiaco offre pure la possibilità di effettuare passeggiate ed escursioni sulla neve con le Ciaspole o senza (Nordic Walking): i percorsi sono ben segnalati e hanno diversi gradi di difficoltà.

Salto con gli sci

Dobbiaco è una delle poche località in Alto Adige dotata di strutture adatte alla pratica del salto con gli sci. Il primo trampolino da 20 metri fu costruito nel 1911, il secondo nel 1919, quando venne anche migliorata la struttura del primo.

Poiché gli atleti locali si dimostravano molto attivi, nel 1950 l’ingegner Terschak progettò e fece erigere due nuovi trampolini: tra i saltatori pusteresi dell'epoca si ricorda Enzo Perin, che partecipò anche ai Giochi Olimpici.

Tra il 1970 e il 1972, con l'aiuto del CONI e i finanziamenti della provincia di Bolzano, si realizzano nuovi trampolini, passando da un'altezza di 30 metri a 60 metri.

Nel 2003 sono stati nuovamente effettuati dei lavori di ristrutturazione, portando la struttura maggiore dai 60 agli 80 metri[42].

Sport estivo

Durante le stagioni calde le molteplici piste da sci di fondo si trasformano in altrettante piste ciclabili: molte sono le mete facilmente raggiungibili attraverso queste, ad esempio Cortina, Lienz e Bressanone. Particolare rinomanza ha la ciclabile della Pusteria, con meta Lienz; una volta effettuato il viaggio d'andata, per il viaggio di ritorno le ferrovie austriache offrono molti convogli ferroviari per il trasporto delle biciclette.

Oltre alle escursioni in bicicletta o mountain bike si possono praticare escursioni in montagna, arrampicate, vie ferrate, pesca e tennis. Ogni anno, l'ultima domenica di luglio si tiene la gara di mountain bike Cortina-Dobbiaco[43], che richiama migliaia di appassionati.

Recentemente, nella zona di Dobbiaco Nuova, dietro alla vecchia piscina, è stato costruito un parco avventura, con diversi percorsi da effettuare passando da un albero all'altro. Il parco è dotato di otto percorsi su 72 elementi, con 16 flying-fox[44].

Il paese ospita anche il campo estivo per addestramento della Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet.

La vecchia e nuova piscina

La vecchia piscina si trova nella zona sud del paese, e riversa da una decina di anni in condizioni di totale abbandono. Di recente è stata invece realizzata in sua sostituzione, nella zona sportiva Gries (nella parte di Dobbiaco Vecchia, accanto al palazzetto del ghiaccio) una nuova "piscina naturale", anche detto "laghetto naturale di Dobbiaco", formato da due vasche, una per principianti e una per nuotatori esperti. La nuova piscina è posizionata in una zona sicuramente più soleggiata durante l'arco della giornata rispetto alla precedente, ed in più ha la grande novità dell'acqua potabile che viene condotta nella piscina, la quale viene purificata in due vasche di depurazione a parte, con l’ausilio di piante di riposizione, facendo quindi a meno dell'utilizzo del cloro[45].

Personalità sportive legate a Dobbiaco

Ole Einar Bjorndalen
Nathalie Santer
Saskia Santer
Monika Schwingshackl
Eugenio Monti
Jochen Strobl
Stephanie Santer
Albert Walder

Galleria fotografica

Note

  1. ^ Dato ISTAT al 31 dicembre 2007, http://demo.istat.it/bil2007/index.html
  2. ^ AA.VV. Trentino Alto Adige - Guide d'italia - Touring Club Italiano. Touring Editore srl, Milano, 2006. ISBN 8836539114
  3. ^ a b c http://tirolatlas.uibk.ac.at/places/show.py/index?id=210028;lang=it
  4. ^ Giovan Battista Pellegrini. Dobbiaco, in AA. VV. Dizionario di toponomastica (pag. 293). UTET, Torino, 1997 [1990]. ISBN 8802072280
  5. ^ Renzo Ambrogio et al. (a cura di), Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici di tutti i comuni. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2004. ISBN 8851107017
  6. ^ a b c d Hans Mairhofer. Dobbiaco e dintorni. Athesia, Bolzano, 1983
  7. ^ http://www.rosengarten.it/it/Freizeit/21_Toblach/b_geschichte_it_hotel_rosengarten.htm
  8. ^ Wachtler Michael. L'ascesa inarrestabile del paese di Dobbiaco. Mediateam, 2000
  9. ^ Luigi Emilio Longo. Il confine italo-austriaco dopo la prima guerra mondiale con particolare riferimento alla Sella di Dobbiaco. 1989
  10. ^ Le fortificazioni del Vallo Alpino Littorio in Alto Adige, Alessandro Bernasconi, Giovanni Muran - Temi, Trento, 1999 ISBN 8885114180
  11. ^ Gaspari Evaldo, "Ferrovia delle Dolomiti", Athesia edizioni, Bolzano 1994
  12. ^ Martin Lercher. Le chiese di Dobbiaco, Santa Maria e Valle San Silvestro. Pluristamp, 2005
  13. ^ Guido Bocher. La "Via Dolorosa": la prima Via Crucis dell'antico Tirolo. Edito dal Comune di Dobbiaco, 2006
  14. ^ Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige - Istituto provinciale di statistica, Censimento della popolazione 2001 (PDF), su provincia.bz.it. URL consultato il 06-05-2008.
  15. ^ Dati tratti da:
  16. ^ http://www.gustav-mahler.it/downloads/partsch_it.pdf
  17. ^ Gustav Mahler in Toblach 1908 - 1910. Tessman, 1983
  18. ^ http://www.balloonfestival.it
  19. ^ http://www.ski-marathon.com
  20. ^ http://www.dobbiacocortina.org
  21. ^ http://www.truppealpine.eu
  22. ^ http://www.cortina-dobbiacorun.it
  23. ^ http://www.festivalpusteria.org
  24. ^ http://www.dolomitisuperbike.com
  25. ^ http://www.gustav-mahler.it
  26. ^ http://www.dreizinnenmarathon.com
  27. ^ http://www.biomasseverband.it/cms/website.php?id=/it/index/consorzio/storia.htm
  28. ^ a b http://www.fti.bz
  29. ^ http://www.undaradio.com/
  30. ^ http://www.provincia.bz.it/natur/2803/parchi/sesto/visite.htm
  31. ^ http://www.grandhotel-toblach.com
  32. ^ http://www.icsm.it/world/reportage/montepiana2.html
  33. ^ http://www.schaukaesereidreizinnen.com
  34. ^ http://www.voloavelamodena.it/Club.htm
  35. ^ http://www.aeroporto.fvg.it/ITA/html/house_organ/AeFVG10_02.pdf
  36. ^ http://www.aeroclub-pusteria.it/
  37. ^ http://www.8000.it/jumpNews.asp?idLang=IT&idChannel=336&idUser=0&idNews=11849
  38. ^ http://www.aeroclub-pusteria.it/links.htm
  39. ^ http://www.vb33.it/news/ti1144941236.htm
  40. ^ http://www.aeroclub.bz/ita/storiavv.htm
  41. ^ http://www.icebears.it
  42. ^ http://www.skiclub.bz/it/it_geschichte_skiclub_sciclub_toblach_dobbiaco.asp
  43. ^ http://www.cortinadobbiacomtb.com
  44. ^ http://www.abenteuerpark.it/
  45. ^ http://root.riskommunal.net/riskommunal/navigation/default.asp?gnr=852&sprache=3&aspfile=http%3A//root.riskommunal.net/riskommunal/news.asp%3Fgnr%3D852%26sprache%3D3%26obj%3D219779022

Bibliografia

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  • Andreotti G. (a cura di), Le Alpi: un balcone sull'Europa. Dobbiaco, 7-10 settembre 2001, Atti del Convegno nazionale dell'Associazione italiana insegnanti di geografia, Regione Trentino-Alto Adige, Trento, 2003.
  • Bocher G., Dobbiaco all’alba del XVI secolo. La "Via Dolorosa": la prima Via Crucis dell'antico Tirolo, Dobbiaco, Circolo Culturale Alta Pusteria, 2006.
  • Gaspari E., La Ferrovia delle Dolomiti: Calalzo, Cortina d'Ampezzo, Dobbiaco, 1921-1964, 2a edizione, Athesia, Bolzano, 2005. ISBN 8870148203
  • Giglioli G., Dobbiaco e la valle d'Ampezzo, 1887.
  • Girotto G., Scialpinismo Alta Pusteria - San Candido - Dobbiaco - Casies - Anterselva, Edizioni Dolomiti
  • Heiss H., Grand Hotel Dobbiaco: all'avanguardia del turismo nelle Alpi, Folio, Vienna, 1999. ISBN 3852561302
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  • Longo L.E., Il confine italo-austriaco dopo la prima guerra mondiale con particolare riferimento alla Sella di Dobbiaco, Studi Storico Militari dell'Esercito Italiano, 1989.
  • Mairhofer H., Dobbiaco e dintorni, Athesia, Bolzano, 1983. ISBN 8870143333
  • Schaumann W., Dobbiaco. Paesaggio e storia tra i monti Defregger, Pusteria e Dolomiti, Tassotti, 1986. ISBN 8876910344
  • Stuppner H. (a cura di), Mahler a Dobbiaco, Unicopli, 1989. ISBN 8870619257
  • Wachtler M., Piccole storie di grandi persone. L'ascesa inarrestabile del paese di Dobbiaco, Mediateam, 2000. ISBN 8888125019
  • Wolfsgruber K., Dobbiaco. Chiesa parrocchiale, Schnell & Steiner, 1972. ISBN 3795445795

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